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Lo Yemen sceglie il nuovo presidente

Un voto per finta. C'é un solo candidato. Adrabuh Mansur Hadi sarà il capo dello stato yemenita. Tra sostenitori e rivali, il futuro del paese rimane in bilico.

Desk
martedì 21 febbraio 2012 09:36

di Eleonora Vio

Oggi gli yemeniti scelgono il nuovo presidente e Abdrabuh Mansur Hadi, il solo candidato in lizza per il potere in queste elezioni che sanno di referendum, si accinge a diventare il nuovo capo dello stato secondo un accordo stipulato lo scorso novembre tra l'uscente contestatissimo presidente Ali Abdullah Saleh (rimasto al potere oltre 30 anni) e il Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG).

Saleh sembra seriamente intenzionato a lasciare il posto al candidato sudista e, almeno da quanto riporta l'agenzia governativa Saba, "ha ordinato a tutte le autorità e istituzioni pubbliche e private di rimuovere le sue immagini da piazze pubbliche, strade, palazzi e uffici e di sostituirle con quelle del Vice Presidente Abdarabuh Mansur Hadi".

Dopo quasi un anno di proteste represse nel sangue e un lungo tira-e-molla diplomatico, Saleh lo scorso novembre ha deciso di firmare una carta presentatagli più volte nei mesi antecedenti. Secondo l'accordo bilaterale, il più politicamente longevo tra i capi di stato del Golfo Persico si impegna a lasciare le redini del potere al suo vice Hadi in un governo di coalizione tra il Congresso Generale del Popolo (CGP), il partito al potere, e i partiti di opposizione. In cambio dell'immunità politica per i crimini compiuti e non adeguatamente indagati, Saleh e i fidi compagni di un tredecennale mandato non potranno più ricoprire alcun incarico pubblico - così è scritto nero su bianco - e dovranno limitarsi al ruolo di semplici spettatori.

La primavera yemenita scoppiata nel gennaio 2011 ha evidenziato il progressivo allontanamento di fasce sociali distanti sia ideologicamente che fisicamente dal potere centralizzato di Saleh, e della sua ristretta nicchia di commensali, e ha fatto emergere le profonde contraddizioni in seno ad uno stato accorpato alla bell'e meglio solo una ventina di anni fa. Se Saleh e i suoi hanno perseguito la strada dell'avanzamento sociale - tramite relazioni diplomatiche vincenti - e di un, purtroppo solo apparente, sviluppo economico nella capitale e altre aree del nord, la popolazione sudista non è stata investita da questa ventata d'aria buona e, per contro, ha visto un peggioramento graduale dello standard di vita e il dipanarsi a macchia d'olio della cellula locale di Al-Qaeda in un territorio dalle ben poche regole condivise.

Gli Stati Uniti, per voce del Vice Delegato per la Sicurezza Nazionale John Brennan, fanno trapelare il loro entusiasmo per la scelta di un candidato seriamente votato a combattere la causa alqaedista. Infatti, come ha proclamato Brennan in una sua visita ufficiale a Sanaa riportata da AFP, "anche Hadi è impegnato come noi a distruggere la minaccia rappresentata da Al-Qaeda e per questo lo consideriamo una buona e forte controparte".

Non solo l'alleato militare statunitense, assieme agli elettori di Saleh e del CGP accolgono con entusiasmo la venuta di un nuovo governo guidato da Hadi, ma anche gran parte dei partiti di opposizione.

Tawakkul Karman, una delle tre vincitrici del premio Nobel per la Pace 2011 e membro del partito di opposizione islamista Al-Islah, in un'intervista privata nella sua dimora di Sanaa ha rivelato a un corrispondente di AFP il suo supporto per il nuovo presidente entrante Hadi. "Supportiamo la candidatura di Hadi in questo governo di transizione della durata di due anni e sfrutteremo questo periodo per costruire un nuovo Yemen," afferma Karman quale portavoce del movimento popolare giovanile che ha animato la Piazza del Cambiamento della capitale per quasi tutto lo scorso anno.

Se le motivazioni dietro l'appoggio al nuovo presidente sono le più svariate - dalla lealtà e condivisione degli ideali dell'ex presidente Saleh, alla reiterata lotta contro il nemico globale Al Qaeda e alla speranza di liberarsi di uno statico sistema di governo e costruire un futuro stato egualitario - c'è chi si oppone con fermezza a elezioni decise a tavolino.

Il Movimento Sudista, che brama autonomia o indipendenza per lo Yemen del sud, non vede di buon occhio l'avvicendamento del nuovo presidente per ragioni di tipo separatista e ha iniziato una campagna di boicottaggio del voto che si terrà domani. Le fazioni islamiste più radicali rappresentate dall'ex presidente Ali Salem al-Baidh, e il suo Partito Socialista dello Yemen, si sono spinte fino a promulgare forti proclami, affinché le elezioni presidenziali non vengano effettuate.

Scontri a fuoco si succedono a ripetizione nel sud del paese, che ha sempre più l'aria di un Far West senza regole e morali, e il numero delle vittime cresce senza controllo. Se il governo centrale lancia pesanti accuse contro i movimenti separatisti di sud e nord intenzionati a creare pesanti fratture all'interno di un paese proiettato invece a un futuro comune, questi a loro volta lo intimano a calare la maschera di paladino della causa alqaedista e a rivelare le sue personali brame di potere.

Se le elezioni di oggi sono contrassegnate dal benché minimo effetto sorpresa, gli sviluppi futuri della nuova pagina politica yemenita si prospettano molto meno scontati.