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Il caso Orlandi non è chiuso: lo dice il Vaticano

Una nota di padre Federico Lombardi riapre la vicenda: in Vaticano c'è chi può ancora spiegare cosa accadde. E poi a sorpresa aggiunge: taciute circostanze importanti.

Desk
sabato 25 febbraio 2012 01:25

di Francesco Peloso

Una nota interna al Vaticano riapre il caso del rapimento di Emanuela Orlandi. Si tratta del big bang degli scandali curiali degli ultimi trent'anni. Per questo intorno alla vicenda della ragazza romana con cittadinanza vaticana scomparsa nel nulla, si affollano teorie, ipotesi complottiste, interrogativi rimasti senza risposta. Il dato certo è che dal Vaticano, in tutti questi anni, non è stata offerta alcuna collaborazione alla magistratura per appurare la verità. Fra i tanti misteri legati al caso Orlandi resta una tomba, quella di Renatino De Pedis, uno degli storici boss della banda della Magliana, ben protetta dalle mura della Chiesa di Sant'Apollinare a Roma; la Chiesa è sotto l'autorità dell'Opus Dei.

De Pedis gode dello status di "grande benefattore della Chiesa". Nel 1990 il vicario del Papa dell'epoca, il cardinale Ugo Poletti che ricopriva anche la carica di presidente della Cei, dava il nulla osta per la sepoltura del bandito nella Chiesa. Né il vicario successivo, il cardinale Camillo Ruini, né i tre Segretari di Stato che si sono succeduti in questi decenni - Casaroli, Sodano, Bertone - hanno inteso chiarire il perché di tale scelta. Il vero mistero, dunque, non è tanto relativo al contenuto della tomba: la magistratura italiana può infatti procedere all'apertura in qualunque momento dato che l'attuale vicario del Papa, il cardinale Agostino Vallini, ha fatto sapere di non avere nulla in contrario. Resta invece una domanda: perché uno dei più famigerati boss della malavita italiana è stato trattato con tanto riguardo dalle più alte cariche ecclesiali e vaticane?

Gli ingenti prestiti di denaro forniti dalla banda della Magliana al Vaticano nei primi anni '80 e la loro mancata restituzione, sono fra i moventi ipotizzati dai magistrati per spiegare il rapimento di Emanuela. Esistono poi altre piste per le indagini con riferimento alla guerra fredda e ai conflitti che attraversavano il mondo in quella stagione. E però lo stesso padre Federico Lombardi, autore della nota rivelata dalla trasmissione televisiva "Chi l'ha visto", dice molte cose importanti, ma una spicca sulle altre: ancora oggi in Vaticano c'è chi può aiutare a fare chiarezza sul caso. Potrebbe essere la fine di lunghi decenni di omertà. Il cardinale Giovanni Batista Re, per esempio, secondo Pietro Orlandi, il fratello della ragazza, potrebbe dare un importante contributo alla verità. Lombardi adombra anche che andrebbe verificato il reale nesso fra l'attentato ad Agca e il rapimento Orlandi, sottolinea che le parole del terrorista turco tendono a gettare discredito sulla Chiesa, rileva che i problemi dei finanziamenti a Solidarnosc attraverso la Santa Sede sono tuttora da esplorare e far venire alla luce.

Il fatto è che dietro la vicenda Orlandi s'intravede un nodo intricato di relazioni, affari, banche, vicende politiche internazionali, collegamenti inconfessabili con la criminalità e i servizi segreti che riscriverebbero, probabilmente, la storia recente della Chiesa.