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La tecnologia e la Rai, l'inutile inseguimento

La Rai ha un nuovo portale che dovrebbe consentire di risalire la classifica Audiweb. Ma l'obsoleto sistema informatico è in contrasto Rai Net. [Adam Fleishmann]

Desk
giovedì 1 marzo 2012 10:33

di Adam Fleishmann

Da poche settimane la Rai ha un nuovo portale Rai.tv, un restyling che dovrebbe consentire all'azienda di risalire la classifica dell'audiweb dominata da corriere.it e repubblica.it nonché tgcom24.it. Dietro a questo prodotto c'è un gruppo di persone in gamba che con un budget di qualche milione di euro (all'estero si ragiona con due ordini di grandezza in più), e cioè appena il doppio di quello che la Rai ha dato a Morandi e Celentano per condurre Sanremo. Il lavoro di Rai Net è da elogiare visto anche l'assetto miope e conservatore della dirigenza Rai nei confronti della rete e quindi del buon senso e del progresso.

- Rai.tv dovrebbe sostituire nel futuro sempre di più il modello di tv tradizionale. Quindi la vera domanda è: "quando un minuto di view online verrà premiato, a livello di richiesta e relativi introiti da advertisment, come un minuto di tv tradizionale? Come possiamo accelerare i tempi?". Senza contare che, a livello di inserzionista, un contenuto on demand (come sono quelli di Rai.tv) dovrebbe essere molto più appetibile di uno propinato da dinamiche di palinsesto.

- A furia di parlare di diritti (alcune delle cose che non trovate su Rai.tv non ci sono per questo motivo) si rischia di impazzire. L'unica, come si è detto ieri, è obbligare l'Ufficio Acquisti a non firmare contratti in cui non sia permesso anche lo streaming online. Il problema, in questo tipo di problemi, è sempre il potere contrattuale. Ma se non ce l'ha Rai, questo potere contrattuale, chi lo deve avere?

- Come possiamo pretendere che gli utenti di Rai.tv tagghino i video per aumentare i metadata, e passino ore della loro vita a preparare usergenerated video da inviare a Rai per partecipare a determinati contest, se poi in cambio - alla comunità - non permettiamo nemmeno di embeddare i video in giro per la blogosfera? Dietro a questo ritardo c'è un intero sistema aziendale Ict costruito e gestito in modo totalmente separato e a volte in contrasto con il lavoro di Rai Net. Un sistema legato a doppio filo a Microsoft, sopratutto da lato software, sempre indietro rispetto alle versioni piu' recenti, sia per quanto riguarda la navigazione internet, sia per tutti i programmi di lavoro. Una visione volutamente conservativa che vede il mondo internet come un pericolo costante per i contenuti aziendali.

La vicenda del canone speciale Rai rappresenta un esempio concreto dell'incapacità aziendale a capire il nuovo contesto digitale nel quale gli utenti non riconoscono al servizio pubblico un ruolo trainante. Con Rai Net costretta ad un'offerta che raccoglie contenuti tradizionali, la Sipra incapace di raccogliere pubblicità secondo le logiche del web e la sostanziale assenza del traino delle notizie. Chi guarda i siti Rai per le notizie ? Nemmeno gli stessi giornalisti Rai ! Spetterà al nuovo Cda Rai e forse ad un prossimo amministratore delegato liberare la Rai da questa inerzia culturale da servizio pubblico, che consente oggi ai portali della stampa di utilizzare per primi contenuti multimediali tipici dei broadcaster.

La resistenza Rai sul web è figlia della tv generalista, che parla ad un pubblico fondamentalmente anziano e anche in Rai i giornalisti, con un'età media di oltre cinquant'anni, sono professionisti completamente impegnati a gestire l'offerta tradizionale, e quindi oggettivamente poco disposti a dedicare quote di tempo e di risorse nello sviluppare un'offerta web che, per definizione, si rivolge ad un pubblico giovane.