Le ultime 10:

 
Meglio la piazza della Cgil o la Leopolda?
  • Tra la parte più debole della società e il potere sempre meglio schierarsi con i più deboli
    37,2%
  • I sindacati sono un rottame della storia, meglio la Leopolda
    8,2%
  • Meglio la modernità della Leopolda, con Renzi e Davide Serra
    4,6%
  • Con i lavoratori e la Cgil, sempre
    17,3%
  • Con il premier Renzi, ovunque vada
    3,6%
  • Meglio la Leopolda, ma depurata dai discorsi di Serra
    6,1%
  • Partita impari: la Leopolda ha dalla sua il sistema mediatico, la Cgil ce l'ha contro
    23%

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Economy

La rossa Fiom in piazza tra polemiche, censure e NoTav

Un corteo lunghissimo e pacifico a Roma. Una giornata di mobilitazione del sindacato metalmeccanici rivolta a Confindustria e alla stessa Cgil. [Antonella Marrone]

venerdì 9 marzo 2012 16:24

Il grado di civiltà di una nazione si misura in tante cose. Da come si gestiscono le prigioni, a come si trattano gli animali. Anche dall'informazione, aggiungiamo.
Infatti siamo ad un gradino piuttosto basso nella scala mondiale della liberà di informazione (al 75° posto). Al di là del Cavaliere e dentro la Rai, se ci fossero dei metri di misurazione sul grado di omologazione dell'informazione, anche lì ci troveremmo tra i gradini più bassi per la creatività del nostro giornalismo.
Vale l'esempio di oggi. Parliamo della manifestazione della Fiom, dello sciopero di otto ore indetto dalla organizzazione sindacale dei metalmeccanici. Un corteo lunghissimo, pacifico, "interconnesso" (mondo del lavoro, movimento No Tav, moviementi studenteschi) cui è stato dato molto poco spazio in un circuito informativo che - dalla carta al satellite - ha preferito sottolineare , con preoccupazione e voluttuosa sicurezza, la presenza dei "pericolosi" NoTav. Articoli patetici, con annesse dichiarazioni politiche patetiche.

Gli striscioni da tutta Italia, il corteo è ancora in corso quando la piazza di San Giovanni è già piena. Le lacrime della Fornero, i maglioni di Marchionne. Trombe, "fumogeni" rossi, bandiere. Lungo la strada un angolo "occupy": sono i lavoratori di Liberazione, il giornale storico del Prc che sta chiudendo, anzi è già chiuso, anzi forse riaprirà. Diffondono in tante copie (quante generalmente ne vendeva il quotidiano poco prima di chiudere) quattro pagine curatissime e piene di informazioni, autoprodotte, autogestite. Si fermano alcuni delegati: «Ah, è riuscita Liberazione! Ma è molto molto più bella di prima!!!!».

Democrazia al lavoro. Nel corteo ha sfilato un'Italia migliore dell'informazione che la descrive, migliore della politica che la snobba. Un'Italia riunita sotto un titolo molto bello che non tutti probabilmente possono capire: "Democrazia al lavoro". Ci vuole coraggio, infatti, per avventurarsi su un terreno così "antico", quello della dialettica tra democrazia e lavoro: se il centrosinistra lo fa, lo fa a propria insaputa, per lo più. E quando lo scopre (vedi Fassina, ad esempio) si spaventa e torna indietro.

La Costituzione. C'erano infatti i lavoratori e i democratici a San Giovanni, donne e uomini, legati da questo binomio indissolubile, sancito, peraltro dalla nostra Costituzione. Migliaia e migliaia di storie, di vite, di situazioni hanno attraversato un pezzo della città per confrontarsi, per conoscersi, per scoprire di essere figlie e figli della stessa crisi e delle stesse mancanze. Licenziamenti, cassintegrazioni, limitata agibilità politica e sindacale, scenari futuri senza futuro se la politica non tornerà a fare il suo mestiere.

Marchionne traditore. Un destino quello della Fiat già tradito da Marchionne, firma o non firma al referendum: ora tocca alla casalinga dell'Ohio sostenere i posti di lavoro in Italia. Non è possibile, non è credibile. È possibile invece, che torni la ragione nel nostro paese, che si torni a parlare di contratto nazionale di lavoro, che venga spazzato via il desiderio informe di frammentare i contratti e di disconoscere i doveri. Primo fra tutti quello di sostenere i diritti di chi lavora. La Fiom, lo ha detto Landini, non intende rientrare dalla finestra, dopo essere stata cacciata dalla porta. Ma intende rientrare esattamente da quella uscita riportando a casa il contratto nazionale.

Fiom e politica. La Fiom fa politica, dicono dagli abissi del Pd. Vero. Chiedere che si faccia un piano di trasporti pubblici, ad esempio, invece di dismettere le aziende che fabbricano i treni e chiedere che questo piano sia sostenibile economicamente e ambientalmente è "fare politica". Meno male che la Fiom c'è, allora. Forse qualcuno nel Pd potrebbe svegliarsi, un mattino, e "tornare" a sinistra. Se oltre al contratto nazionale il sindacato dei metalmeccanici della Cgil portasse a casa anche questa, beh sarebbe la nascita di una nuova stagione per la politica.