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Marò italiani: risposta ad insulti e minacce

Non temo le minacce, nemmeno le più estreme, ma mi spaventa l'imbarbarimento di parte delle forze che dovrebbero garantire la sicurezza. [Giuliana Sgrena]

Giuliana Sgrena
venerdì 9 marzo 2012 17:45

di Giuliana Sgrena

L'8 marzo è tornato ad avere un significato anche per me che di solito lo celebro solo quando sono nei paesi dove le donne vivono ancora una situazione di oppressione medioevale. Non che da noi non ci siano motivi per lottare, ma è compito di ogni giorno e le ricorrenze perdono di significato.

Quest'anno è però coinciso con l'accentuarsi di attacchi violentissimi nei miei confronti perché ho osato scrivere quello che pensavo sull'atteggiamento italiano nei confronti dei due marò detenuti in India con l'accusa di aver ucciso due pescatori. Attacchi e minacce, con un linguaggio da caserma, intriso di maschilismo.

Sulla vicenda. Nessuno sembra preoccuparsi della fine dei due indiani - chi li ha uccisi? - ma solo della sorte dei due militari italiani. L'Italia invoca il proprio diritto di giurisdizione - cosa che non ha fatto in altri casi, quando di fronte si trovava gli Stati uniti: Cermis, Calipari... -, l'India il suo. Il dibattito è in corso nell'Alta corte indiana mentre la polizia scientifica procede agli esami balistici per verificare chi ha ucciso i marinai. In una settimana sapremo il risultato.

I nostri rappresentanti sul posto hanno atteggiamenti molto più pacati dei politici di casa nostra che aizzano l'opinione pubblica in nome del patriottismo. Soprattutto a scatenarsi contro le mie opinioni - a parte i soliti Libero e Giornale - sono i marò, o sedicenti tali, su questo sito e su Facebook. Non mi fanno paura le minacce, nemmeno quelle più estreme, ma mi spaventa l'imbarbarimento di questo paese. Il fatto che se esprimi una tua opinione vieni minacciato e non da qualche "balordo" ma da quelle forze dello stato che dovrebbero garantire la sicurezza del nostro paese. Questo sì è spaventoso.

Io sono pacifista ma questo non mi ha impedito di avere spesso rapporti con i militari viaggiando per lavoro in paesi in guerra dove erano presenti le nostre truppe. Ho cenato con un generale dei parà esprimendo liberamente le mie opinioni, che non collimavano certo con le sue. Sono stata minacciata da incursori di minor rango solo per le mie idee, era qualcuno particolarmente focoso, altri dello stesso corpo invece erano gentili con me. Era tanto tempo fa in Somalia. Poi c'è stato l'Afghanistan, l'Iraq.

Sempre in qualche modo c'è stato un rapporto professionale con i militari anche se non sono mai stata embedded. Infine, i servizi segreti. Con il mio sequestro abbiamo scoperto, non solo io, che nei servizi segreti c'erano persone per bene e straordinarie (per la capacità e per l'umanità) come Nicola Calipari e tutta la sua squadra. Ma non tutti gli agenti del Sismi erano e sono come Nicola.

E paradossalmente sarà perchè era l'8 marzo e tutte le donne erano distratte dalla ricorrenza, ma la solidarietà mi è arrivata quasi solo da uomini.

Commenti
  • Antonella 09/03/2012 alle 18:04:30 rispondi
    solidarietà
    Non è mia abitudine commentare gli articoli, ma questa volta mi ci ha tirata lei per i capelli: la mia solidarietà Giuliana, ce l'ha da ben prima di questa storia dei marò e mi fa piacere ora lasciarne traccia qui, con tanta stima.
  • Anonimo 09/03/2012 alle 18:17:16 rispondi
    Solidarietà a Giuliana
    Ho appreso di questa squallida e vergognosa azione leggendo il Manifesto di oggi (09/03)... E' chiaro che hai tutta la mia solidarietà, oggi come quando fosti rapita...
  • Anonimo 09/03/2012 alle 18:34:48 rispondi
    non si tratta di stima ne di minaccie
    Cara Sigra Sgrena, ho commentato già il suo articolo per quello che non condividevo e nei commenti che ho letto non ho visto ne minaccie ne tantomeno gergo da caserma ma solo disappunto per la sua ignoranza (termine che indica solo ed esclusivamente che ignora o è documentata su alcuni aspetti legali della vicenda). Ripeto Lei da per scontato che i due marò sono colpevoli li ha già giudicati come il sistema giuridico indiano che per necessità politiche li ritiene colpevoli prima ancora delle perizie ed accertamenti. Ripeto ancora non si tratta cercare l'impunità ma la giustizia secondo il sistema giuridico e le leggi in atto sul quel pezzo di ferro che essendo in acque internazionali è da considerare Italia. Vuole rifare Lei tutti i trattati, accordi sulla giurisdizione marittima? Cermis è stato un sopruso americano che non permette di giudicare i suoi militari da altri tribunali se non quelli USA ed hanno compiuto una ingiustizia non facendoli giudicare da un tribunale italiano. Per Calipari è un altro caso non vogliamo impunità ne vendetta ma rispetto per il Paese in cui è avvenuto il fatto o vogliamo fare come altri casi in Iraq dove è stata coinvolta l'organizzazione di contractors Blackwater ... !!! QUINDI NON IMPUNITA' MA GIUDICATI SECONDO LEGGI ITALIANE PERCHE' ERANO IN ITALIA E SOTTO LE SUE LEGGI. Saluti mi è sembrata una bassezza mettere di mezzo, strumentalizzare la giornata che celebra il lavoro, l'intelligenza e la fatica per migliorare questo mondo da parte delle donne come giornalista ha il dovere etico di riportare equilibratamente i fatti se è una sua opinione non si mascheri ma lo dica chiaramente