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Intelligence

Servizi segreti in Nigeria troppi avvoltoi pulpano

Una tragedia e l'indignazione nazionale più esaltata dalla politica che dal sentimento. L'Italia non conta all'estero per certi governi o per l'intelligence? [Ennio Remondino]

domenica 11 marzo 2012 18:41

di Ennio Remondino

Quando spara il Corrierone. «Lunedì il generale Santini al Copasir». E questa è la notizia che fa titolo: il capo dei servizi segreti esteri, l'Aise, chiamato a raccontare alla commissione parlamentare di controllo presieduta da Massimo D'Alema cosa diamine sia accaduto in Nigeria, cosa stia accadendo in Mali per la liberazione della Urru, cosa si stia combinando in India per la grave crisi dei Marò incarcerati? Seconda parte del titolo è già interpretazione del fatto: «Si apre la partita per il rinnovo dei vertici». Perché l'Aise avrebbe dovuto essere in prima linea per riportare a casa Franco Lamolinara, l'ingegnere rapito in Nigeria e rimasto ucciso durante il blitz delle teste di cuoio britanniche. E chi dice che non lo sia stato? Nella partita che s'è giocata in Nigeria tra diversi servizi segreti difficile immaginare che nessuno a Palazzo Chigi sapesse. Ma la conclusione cui giunge il Corriere è netta: Aise da riformare, attribuendo l'intenzione a imprecisati ambienti politici. Che poi vuol dire tutto e niente e aggiunge confusione al gran pasticcio.

Politica e governo. Che l'attenzione e il governo dei Servizi segreti sia responsabilità primaria dell'esecutivo nessuno lo discute. A dirlo chiaro è stato per primo proprio il presidente del Copasir Massimo D'Alema, neanche un'ora dopo la notizia del raid inglese fallito. Chiedendo di «chiarire il ruolo dei nostri servizi segreti e valutare le iniziative svolte in questo lungo periodo in relazione alla tragica vicenda». Ed ecco che nella partita entra con la drammaticità di una vittima innocente anche la nomina del sottosegretario delegato ai “Servizi”, nomina sino ad oggi procrastinata da Monti. Ritardi per difficoltà “politiche” -leggi la mancanza di un Gianni Letta all'interno del governo tecnico- che possa dare coordinamento ma soprattutto autorità politica all'azione dei Servizi segreti. Pensiamo alle partite aperte e note a tutti noi dei due marò detenuti in India, di Rossella Urru, dei marinai sequestrati dai pirati somali, e degli altri ostaggi italiani nelle mani di terroristi in diverse parti del mondo. Situazioni difficili che ti piombano addosso tutte assieme.

Ma il problema è “tecnico”? I «buchi» nella rete estera, afferma sempre il quotidiano che -per la sua autorevolezza e diffusione- esprime in genere posizioni di ambienti bene informati. Ci viene ricordato che all'Aise (l'ex Sismi) lavorano oltre oltre 2.500 persone. Di cui 1.500 veri «operativi». Circa 200 di loro sarebbero operativi all'estero e distribuiti in una cinquantina di sedi. Uffici che dovrebbero rivelarsi strategici nel controllo delle aree di crisi o comunque ritenute a rischio. E questo settore sembra essere essere diventato il bersaglio, la causa scatenante per questa ridiscussione tecnico-politica -forse più politica che tecnica- degli attuali vertici Aise. Quesiti a non finire. Siamo presenti, siamo operativi, a volta siamo anche bravi e fortunati in Afghanistan, in Libia e negli altri teatri di guerra dove sono impegnati nostri contingenti “di pace”. Per fortuna, tra i professionisti dell'intelligence si bada al sodo e dove si spara si dice semplicemente che c'è guerra, anche se la missione è rigorosamente di pace, come da Costituzione.

Perfida Albione o Nigeria? Ma in Africa, ad esempio, dove formalmente non abbiamo guerre aperte ma dove abbiamo quasi tutti i nostri concittadini presi in ostaggio, che stiamo combinando? Troppa attività di analisi e scarsa presenza operativa? Che l'Italia possa competere con la coloniale Gran Bretagna, salvo gli strombazzamenti di opportunità politica propagandistica, nessuno si sogna neppure di sostenerlo. Che sia stata anche la Nigeria a non sentirsi obbligata a preavvertirci del blitz, per dirla in lingua corrente, girano le balle. Passaggio successivo. Come si è arrivati a questo, sempre ammettendo che le responsabilità siano “tecniche” e non politiche? Qui la faccenda si fa seria e complicata. Riforma recente dei Servizi segreti avviata dal governo Berlusconi. Grande fuoriuscita di antiche professionalità. E gli ultimi colpi del vecchio sistema che ha avuto tempo e modo di sistemare amici e clienti in ruoli, luoghi e responsabilità chiave. Questo non lo racconta il Corrierone. E quel conto è di responsabilità politica pre Monti.

Difesa o Esteri? Altro passaggio chiave, quello della dipendenza gerarchica di una struttura di tale delicatezza. Sino a ieri l'Aise dipendeva dal mistero della difesa, come l'Aisi da quello dell'Interno. Pur lavorando, l'ex Sismi, esclusivamente sulla “minaccia estera”. Nel caso della Nigeria (siamo ora nella fase “processuale”), sono stati attivati tutti i dovuti canali con l'ammiraglio-ministro Di Paola e soci? E il ministero degli esteri da cui -in altri Paesi come l'Inghilterra- e servizi di spionaggio estero dipendono? Risulta che almeno una settimana prima del blitz, un appunto dell'Aise abbia informato della presenza di incursori britannici nella zona. Che fine ha fatto quella segnalazione essenziale. Chi l'ha pesata, chi ha deciso su cosa potesse voler dire e come regolarsi, quali azioni intraprendere? Ed ecco che il primo interrogativo da chiarire riguarda il canale di comunicazione: è stato diretto oppure l'informazione è passata prima da Palazzo Chigi, e chi alla presidenza del consiglio fa da filtro verso il premier Monti? Qui la partita si complica e non è scontato che sia soltanto il discusso generale-spia a rischiare qualche cosa.

Sottosegretario delegato eccetera. Il dito nella piaga “politica” lo infila Emanuele Fiano, responsabile del settore sicurezza del Pd e per molto tempo componente del Copasir. «Poter contare su un'autorità delegata garantisce una connessione più veloce e più continua tra apparati di intelligence e governo. Il presidente del Consiglio non può, ovviamente, garantire una conoscenza costante di tutti i dossier aperti e per questo la normativa ha previsto una figura di sua fiducia che a lui risponde, ma che sia in grado di occuparsi costantemente dell'analisi delle vicende e della risposta da fornire sia a livello tecnico, sia a livello politico interno e internazionale». Una svegliata a Monti e uno sguardo alle nomine sul campo. A giugno scade il mandato del direttore del Dis Gianni De Gennaro e di quello dell'Aisi, il servizio segreto interno, Giorgio Piccirillo e la tentazione di una pura e semplice “proroga” (più o meno come per la Rai) era la strada più comoda per evitare scontri politici in vigilia elettorale. Ora la questione non è più rinviabile e probabilmente il giro di giostra di cambi al vertice coinvolgerà anche l'Aise. Soluzione tecnica come da governo tecnico?

Commenti
  • Anonimo 12/03/2012 alle 08:09:21 rispondi
    Un articolo interessante. Ci si dimentica di specificare che la Nigeria è un'ex colonia Inglese e gli Inglesi nelle loro ex colonie hanno la pretesa di fare come gli pare a loro con la loro consueta arroganza neo-coloniale. Inoltre ci si dimentica del precedente storico, importantissimo, cioè l'uccisione dell'agente del S.I.S.M.I. Lorenzo d'Auria in Afghanistan.