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Economy

Contro il debito? La tassa di riequilibro

Come sopravvivere a un debito del 120%? Un libro di Giuseppe Maria Pignataro, propone una cura che va dritta al cuore del problema, per un vero rilancio del Paese.

redazione
lunedì 12 marzo 2012 16:00

Con la crisi economica e finanziaria globale si moltiplicano le ricette per una via d'uscita. Nel caso del nostro paese, gravato, per di più, da un'ingombrante debito pubblico, che drena risorse in modo incessante, creando uno squilibrio eterno nei conti dello Stato, e con un livello di evasione fiscale pari a sei manovre correttive (!!!), cioè 120 miliardi di euro, la necessità di formule risolutive miracolose o miracolistiche, che dir si voglia, si fa più pressante.

I numeri, d'altra parte, sono impietosi, e per questo non si può non guardare con attenzione ad un libro come quello di Giuseppe Maria Pignataro, "Riequilibrio e rilancio, la crisi italiana: diagnosi e terapia", pubblicato dalle edizioni del Sole 24 Ore. Un saggio che, certo, non fa dell'indulgenza la sua bandiera, tutt'altro. Ma Pignataro è impietoso nel ricordare come il conto dei nostri squilibri sia troppo salato per continuare a fare gli struzzi: prima o poi, questo, in sintesi, il suo pensiero, il conto finisce per esser pagato, come già accaduto nel 1992, quando siamo stati obbligati ad una repentina uscita dallo Sme, con la coda tra le gambe.

Tre mesi fa, d'altra parte, abbiamo rischiato grosso, con la parola spread sulla bocca di tutti. Uno spread tra i nostri Btp decennali e i Bund tedeschi cha ha finito per toccare la quota record di 575 punti base. Che fare allora?La cura che Pignataro ha il merito di suggerire è l'istituzione della tassa "di riequilibrio", un'entrata definita dall'autore "straordinaria", interamente destinata ad abbattere il debito pubblico. Oggi siamo al 120% del rapporto debito-Pil, ma qualsiasi paese che tocca il 90%, osserva l'autore, registra drastiche riduzioni della propria capacità di crescita. Del resto, sono anni che i nostri margini di crescita sono minimi, rispetto all'area euro.

Secondo Pignataro, per poter raggiungere una quota più accettabile, diciamo all'80%, occorrerebbero almeno 650 miliardi. Di qui la necessità di una cura draconiana, sotto forma di una tassa di riequilibrio, le cui caratteristiche principali dovranno essere l'universalità (si applicherà a tutti i contribuenti, ad eccezione delle famiglie sotto la soglia di povertà), l'equità (verrebbe applicata in funzione del reddito complessivo reale), la diluibilità (potrebbe essere corrisposta nell'arco di 30 anni), e la reversibilità (dovrebbe essere restituita a seguito dell'avvio di un programma di dismissioni immobiliari da parte dello Stato, o di partecipazioni non strategiche).

Insomma, una tassa peculiare ed innovativa interamente destinata all'abbattimento del debito pubblico. Si può obiettare che l'idea di una nuova supertassa, in un paese che già "vanta" una pressione fiscale che tra breve toccherà il 45% del Pil, potrebbe non essere accolta con grande entusiasmo. Ma l'autore sostiene che non necessariamente deve andare ad appesantire la pressione fiscale ma che in buona sostanza la può rimodulare. Come anche è vero che non si può essere mai del tutto sicuri delle intenzioni dei nostri governanti.

Chi potrebbe infatti mettere senza esitazione la mano sul fuoco sul fatto che la supertassa, una volta introdotta, non verrebbe in parte destinata anche per sostenere la spesa pubblica? Quesiti e dubbi legittimi, come drammatica, però è la situazione debitoria del nostro paese, per cui anche l'enfasi che si è posta, nell'ultimo anno, su temi come il pareggio di bilancio, rischiano di sviarci dal vero obiettivo, la riduzione di un debito pubblico ormai mastodontico, quanto insopportabile. Tra mezze verità e paure peggiori della malattia questo libro ha certamente il merito di dire le cose come stanno, e cercare di aprire un confronto su cure, non palliativi.

Commenti
  • Gian 12/03/2012 alle 23:49:37 rispondi
    Tassa di riequilibrio
    Certo. sono d'accordo, ma la tassa deve colpire solo i grandi patrimoni. Una grande tassa per grandi patrimoni. Patrimoni che si sono creati su evasioni, corruzione e malefatte. Già, ma questa tassa chi la mette e chi la fa pagare? coloro che governano o che siedono in parlamento (non tutti per carità) sono dalla parte di quei super ricchi. E allora? E allora niente. Tiremm innanz!