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Egoisti e anche provinciali L'Italia e la tv che si merita

Dalla politica all'informazione, il nostro provincialismo si manifesta in maniera sempre più eclatante. A partire dai tg che le tragedie del mondo semplicemente le ignorano.

Desk
martedì 13 marzo 2012 09:33

di Walter Clauser

"Puoi anche non curarti della politica internazionale. Sarà lei a scovarti e a occuparsi di te". Lo ha scritto Angelo Panebianco sul Corriere della Sera. Lo ha scritto a proposito della sostanziale marginalità del nostro Paese quando, tirato per la giacchetta dalle emergenze (i nostri marò fermati in India, il blitz britannico in Nigeria costato la vita ad un nostro connazionale) si trova a nuotare in acque che trova troppo profonde.

Dalla politica all'informazione, il tema di un nostro sostanziale provincialismo ritorna, resiste e si manifesta in maniera sempre più eclatante. Provincialismo che è ormai diventato la peculiarità dei nostri TG, naturalmente quelli del servizio pubblico in testa. Risultato, una costante povertà di orizzonti, una miopia congenita, non come accidente, ma come scelta, in una stupida, angosciata e poco lucida rincorsa ad un quarto di punto di share. Per salvare la pellaccia, fregandosene del ruolo pubblico del servizio che la Rai sarebbe chiamata ad offrire.

Aveva ragione Enrico Mentana, l'altra sera, premiato per il miglior Tg. Incalzato dal conduttore della serata, ha risposto con una sberla ai colleghi. "Non è stato facile...", gli è stato detto, dal conduttore. "Francamente, non è stato difficile...", ha risposto Mentana.

Lunedì 12 marzo, il mondo è attraversato e scosso da una notizia che arriva dalla Siria. Orrore a Homs, la città simbolo dell'opposizione al regime di Assad: in due quartieri vengono trovati i cadaveri martoriati di una cinquantina di nuove vittime del regime, donne e bambini. Donne violentate e poi sgozzate, come i bambini. Corpi straziati, 26 bambini e 21 donne. Una esecuzione di massa, una strage come poche altre nella storia recente dell'umanità. Un lago di sangue che avrebbe dovuto stravolgere gli assopiti valori nella scala delle priorità dei sommari dei nostri Tg. E invece?

Senza sovrapporci ai rilevamenti quotidiani dell'osservatorio di Pavia o dei critici di mestiere, abbiamo fatto una rapida ed empirica verifica di quanto spazio, e di quale spazio, abbia occupato una così orribile strage.

Nei Gr Rai la notizia ha scalato le posizioni timidamente, fino a raggiungere l'apertura a metà della giornata, poi giù, con una ricostituzione dei valori che da noi (solo da noi) vuole (sempre e comunque) la politica interna sul podio ad occupare primo, secondo e terzo posto.

Il Tg1 postminzoliniano alle 13 e 30 sorprende e vola alto sugli altri: apre sulla Siria, ma alle 20 gli assegna il sesto posto in scaletta.

Il Tg2 alle 13, per non sbagliare, non ne parla proprio, alle 20 gli assegna il posto prossimo alla recensione dei film.

Il Tg3. Qui quotidianamente per le notizie dal mondo la vita è durissima anche se poi il suo direttore-conduttore, con candore, parlando proprio della Siria qualche giorno fa aveva detto di "una guerra dimenticata della quale dovremmo parlare di più" (!). Ebbene al Tg3 l'orribile strage, nel giorno in cui la Siria è all'ordine del giorno delle Nazioni Unite, alle 14 è al nono posto, decimo posto alle 19.

Noi non ci scordiamo di Rainews e gli diamo atto di una attenzione diversa. Sia nelle 24ore che nel notiziario lungo della sera, con la strage secondo titolo. Forse i direttori Rai più che il telefono dovrebbero usare la parabola per vedere i telegiornali veri dal mondo.