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Il figo George Clooney anche idealista convinto

Come in un filmone di Hollywood, i tre tempi, tre cronache dell'arresto dell'attore a beneficio delle telecamere del mondo ma a favore di una nobile causa. [Giovanna Botteri]

sabato 17 marzo 2012 18:43

da New York
Giovanna Botteri

Primo tempo. Papà Nick giornalista. Se siamo chi crediamo di essere, dobbiamo stare qui, tutti. se siamo come abbiamo sempre detto devono essere gli americani, dobbiamo rischiare qui, insieme, perché sappiamo che c'è gente in pericolo in questo momento. e noi staremo al loro fianco finché non saranno salvi. Mio figlio ed io stiamo con i sudanesi. Ha la voce spezzata dall'emozione Nick Clooney, giornalista e militante democratico, sostenuto da quel figlio famoso fino all'ultimo atto di una lunga battaglia. Quella per i diritti dei civili in Sudan, schiacciati da una guerra senza fine, sterminati dal regime di Khartoun, ed ora in mezzo al confine con il Chad, senza cibo ne' acqua. Una battaglia per cui George Clooney ha deciso di combattere, parlando di fronte al congresso, poi alla Casa Bianca con Obama, fino alla manifestazione fuori dall'Ambasciata sudanese.

Secondo tempo. L'arresto. Senza arretrare di un passo, fino a farsi arrestare, assieme al padre, ad altri militanti, lo sguardo sempre un po' sornione, di uno che non si prende troppo sul serio, anche se comunque in manette, strattonato dentro il cellulare della polizia c'è comunque finito. Fu proprio il padre Nick a portarlo per la prima volta in Sudan. Assieme, il vecchio giornalista a fare interviste e il divo di Hollywood amato da milioni di donne a riprenderlo, con la sua telecamera. Un viaggio in mezzo alla carestia africana, alla violenza e all'ingiustizia del deserto sudanese, finito con l'arresto di ieri mattina. In nome di una lezione che Clooney racconta spesso aver bene imparato dal padre, vittima del maccartismo. Non c'è prezzo per le proprie idee e la propria libertà.

Terzo tempo. L'ideale. E' umiliante venir arrestati per qualsiasi cosa tu faccia. Ma sono orgoglioso di aver passato tutto questo assieme a mio padre. Sono le prime battute da uomo libero di George Clooney, preso, ammanettato e trattenuto per alcune ore in un commissariato di Washington prima di venir rilasciato dietro cauzione. 100 dollari, per lui e per il padre Nick. ma il nostro obiettivo è stato raggiunto, ha detto , attirare l'attenzione sui crimini di guerra che si stanno compiendo in Sudan. C'è bisogno di mobilitazione per fermarli, a qualsiasi costo. Le manette sono solo l'ultimo atto di una lunga battaglia. Quella per salvare i 500 mili civili in fuga da una guerra senza fine, e dallo sterminio del regime di Khartoun, che non permette l'arrivo degli aiuti umanitari ai profughi bloccati sulle montagne Nuba.