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Politics

Anche il pesce di Emiliano puzza sempre dalla testa

In attesa della legge anti-corruzione, che certo non colpirà il traffico di spigole, servirebbe un reale cambio di mentalità. Vero sindaco di Bari?

Desk
domenica 18 marzo 2012 09:45

di Maurizio Ambrogi

Si che che il pesce (come l'ospite) dopo tre giorni puzza. Il detto, molto noto al sud, serve per esorcizzare soprattutto l'arrivo del parente invadente che, approfittando della proverbiale ospitalità meridionale, ti si piazza in casa e non fa segno di andarsene.
Ma certo anche essere invasi da quintali di pesce pone qualche problema: e deve essere stato per questo motivo (per evitare l'emergenza sanitaria della puzza) che il vulcanico sindaco di Bari non si è preoccupato di restituire subito l'ingente quantità di spigole e cozze che avevano riempito anche la vasca da bagno, ma semmai si è chiesto come potesse meglio conservarla: con del ghiaccio, a quanto pare solertemente fornito dallo stesso imprenditore che aveva provveduto alla gigantesca spedizione di prodotto fresco. In una settimana punteggiata di notizie di reati, dal Pirellone di Milano all'Emilia di Errani, alla Liguria di Scajola, la vicenda che colpisce di più è probabilmente quella che ha un minor rilievo penale. Perché ci restituisce una immagine e un costume che è alla base di ogni corruzione: che male c'è se accetto un regalo da qualcuno che si ritiene da me beneficiato per aver ottenuto un appalto o una nomina o un trattamento di qualche favore (magari a scapito di un avente diritto o di un più meritevole)?
Che male c'e se esercitando un potere che consente ad altri di arricchirsi, qualcosa mi resta fra le dita? Il problema è non capire che c'è un problema, o capirlo troppo tardi, a frittata fatta, come sembra dire con pentimento sempre il nostro sindaco insaziabile (e speriamo che sia sincero). In attesa della legge anti-corruzione, che certo non colpirà il traffico di spigole, o le piccole transazioni di favori e prebende fra potenti e postulanti, sarebbe il cambio di mentalità la vera svolta.
Ma può avvenire solo se si manifesta o si recupera quel sentimento diffuso di riprovazione sociale verso comportamenti incompatibili con il servizio del bene comune che è stato in anni lontani un deterrente per una classe politica non meno famelica ma meno sfacciata.
Finora il grande mercato del moralismo e dell'antipolitica ha prodotto molti libri molto ben venduti e qualche posizione di rendita politica, ma non ancora il siero che possa fare da antidoto al veleno dilagante della corruzione e dei disinvolti arricchimenti, trasformando la questione morale da chiacchiera televisiva a vera emergenza economica.
E lasciando da parte la moltiplicazione dei pesci, che quella è un'altra storia.