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Ungheria: libertà di stampa addio

Premiati in Italia i due giornalisti licenziati dalla tv pubblica per aver contestato la decisione di oscurare un giudice costituzionale sgradito al governo.

Desk
domenica 18 marzo 2012 10:43

«In Ungheria non c'è dittatura, è una democrazia: ma i rischi per la libertà di informazione sono sempre in agguato»: Balàzs Nagy-Navarro e Aranka Szàvuly, i due giornalisti ungheresi licenziati dalla tv pubblica per aver contestato, anche attraverso 22 giorni di sciopero della fame, la decisione di «oscurare» in video un giudice costituzionale «sgradito al governo», mettono così in guardia dai pericoli che si possono correre nello stesso cuore dell'Europa.

La vicenda dei due giornalisti, ai quali è stato assegnato il riconoscimento internazionale nell'ambito del «Premio Cronista - Piero Passetti 2012» organizzato dall'Unione nazionale cronisti italiani, è stata anche al centro dell'attenzione degli organismi comunitari. A raccontarla sono stati gli stessi due cronisti in un incontro con il presidente dell'Unci Guido Columba e quello della Fnsi, Roberto Natale il quale ha chiesto al governo italiano «che il grado di libertà di informazione sia uno dei parametri su cui basare i rapporti con gli altri stati». Quando venne cancellata, o meglio «sfumata», hanno detto, la faccia del giudice della corte costituzionale sgradito, «ci fu spiegato che era una errore tecnico. In realtà c'era una precisa indicazione di non far comparire in video quella faccia come persona non grata nella televisione pubblica».

«In realtà ci sono liste non scritte di persone non gradite alla tv, tra queste ci sono spesso persone non gradite al governo attuale. Per aver detto questo noi abbiamo subito pesanti sanzioni, ma le persone responsabili di tutto ciò sono ancora al loro posto». I due giornalisti non sono pentiti: «È importante battersi per libertà di espressione anche se sei licenziato, anche se abbiamo avuto più solidarietà tra la società civile che tra molti nostri colleghi che hanno paura di perdere il lavoro».