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Marò: qualche spiraglio dalla giustizia indiana

Tensione tra l'Alta Corte del Kerala e il governo dello stesso Stato indiano per la gestione della vicenda dei marò italiani. La questione delle competenze a giudicare.

Desk
mercoledì 21 marzo 2012 08:54

L'Alta Corte, massimo organo giudiziario, sta valutando il ricorso presentato dall'Italia sull'applicabilità delle leggi indiane e, da indiscrezioni provenienti da Kochi, pare non sia per niente soddisfatta del comportamento tenuto dal governo del Kerala, che ha avocato a sé il procedimento e le indagini in base ad una legge chiamata Suppression of Unlawful Act of Violence against the Safety of Maritime Navigation and Fixed Platforms on Continued Shelf Act 2001 (SUA), che in italiano si traduce sostanzialmente come "soppressione di atti di violenza illeciti contro la sicurezza della navigazione marina".

L'intervento dello Stato criticato (si mormora) dall'Alta Corte è stato possibile grazie alla richiesta della famiglia di uno dei due pescatori uccisi che ha invoca la sezione 3 di un reato detto Admiralty Offence. Per l'occasione è stato ricordato che nel 2003 quindici pirati indonesiani catturati a bordo della nave Alondra Rainbow furono portati a terra e giudicati a Mumbai. Il difensore degli italiani, Suhail Dutt, ha però ribattuto a tale tesi, dato che la legge invocata per tenere in India gli italiani si applica, appunto, per pirati e terroristi.

L'Avvocato dello Stato Dandapani ha sempre sostenuto che gli italiani non si trovavano a bordo della Enrica Lexie per espletare funzioni militari a servizio dello Stato italiano, ma come contractors stipendiati e che per tanto non avrebbero avuto diritto all'immunità.

L'irritazione dei giudici dell'Alta Corte potrebbe rivelarsi una buona notizia per i marò. Qui nessuno intende assolverli. Perché se estradati dovranno subire un processo in Italia, com'è sacrosanto che sia, perché le vittime sono i pescatori uccisi e le loro famiglie. Il cui dolore non può tuttavia giustificare che altri divengano vittime di ingiustizie come la mancata applicazione del Diritto Internazionale. Sono due piani distinti. A meno di voler confondere la politica con le leggi.