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Politics

Articolo 18: chi rinnega se stesso?

Il padre dello Statuto dei Lavoratori lo ricordo bene. Non scrisse la Bibbia, ma indicò un criterio di fondo. [Riccardo Cristiano]

di Riccardo Cristiano
mercoledì 21 marzo 2012 10:07

di Riccardo Cristiano

Mi sorprende non poco che in queste ore, nelle quali tanto si parla di articolo 18, nessuno ricordi il padre dello Statuto dei Lavoraotri, l'ex ministro del Lavoro, il socialista Giacomo Brodolini. Io al tempo ero poco più di un bambino, ma lo ricordo bene il suo nome e i suo volto, perchè mio padre, avvocato, era un amico e un collaboratore di Brodolini. Molto spesso la sera non tornava a casa: "sono al ministero, ho una riunione con Giacomo per lo Statuto dei Lavoratori, mi raccomando, fai i compiti, li rivediamo insieme domattina", mi diceva chiamando a casa all'ora di cena.

Quando Brodolini morì, abbastanza giovane, papà mi disse più volte che "Giacomo è morto per lo Statuto dei Lavoratori, per l'enorme fatica, per le interminabili riunioni, per le tonnellate di sigarette, per lo stress dovuto alle enormi pressioni e contrarietà. Gli è costato caro, ma ce l'ha fatta, ecco perchè penso che sia morto felice." Secondo mio padre Brodolini sosteneva che il grande problema del sindacato sarebbe stato quello di combatere gli abusi che dietro lo Statuto e le sue garanzie sarebbero stati possibili. Ma non sarebbe morto felice per questo, sarebbe morto felice perchè lui, socialista, era riuscito a imporre un principio, il rispetto della dignità umana del lavoratore.

Giacomo Brodolini era un ministro socialista dei governi di centro-sinistra, del Psi di De Martino, Mancini, Lombardi e Nenni. Siccome quella storia non ha eredi è stata dimenticata; da chi, ex socialista come Sacconi, oggi gongola davanti all'eliminazione dell'articolo 18 e anche da chi oggi difende quell'articolo. Non mi sembra giusto, non solo per un omaggio ai padri dell'Italia che è stata, ma perchè in quella storia c'è l'indicazione di un riformismo possibile, un riformismo maturo: il riformismo che fa i conti con la realtà tenendo presenti le idealità. E l'idealità che non si può tradire è la difesa della dignità del lavoratore.

Oggi la realtà ci dice che bisogna fare alcune dolorose rinunce, ma senza tradire l'idealità. E offrire al datore di lavoro la possibilità di licenziare, cioè di non rispettare un impegno preso, senza l'obligo di un giusto indennizzo, va contro la logica, prima che contro gli ideali. In tutti i contratti è così, dal noleggio di un'auto all'acquisto di un frigorifero. Per l'acquisto delle prestazioni lavorative di un uomo non più. Non so se Brodolini oggi sarebbe felice.