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Economy

Riforma Fornero, la Cgil: ora sarà sciopero generale

Un pacchetto di 16 ore di sciopero: 8 per manifestazioni territoriali e 8 per assemblee. L'Idv promette un "Vietnam parlamentare". L'ira di Bersani.

Desk
mercoledì 21 marzo 2012 12:48

Durissima la reazione della Cgil dopo l'annuncio della riforma del lavoro presentata dal governo. La data dello sciopero non è stata ancora definita. Ma Corso Italia pensa di accompagnare la mobilitazione con manifestazioni territoriali. E promette battaglia anche la Fiom. "Una follia che cancella l'art.18, siamo pronti a tutto" dice il leader delle tute blu della Cgil, Maurizio Landini. Una riforma che, per la Fiom, "non riduce la precarietà, non estende gli ammortizzatori ma rende più facili i licenziamenti". Una riforma che "sarà contrastata con ogni mezzo e con ogni forma di protesta democratica nelle fabbriche e nel Paese".

Lapidario Massimo Donandi dell'Idv: "L'articolo 18 da oggi non esiste più. Questa sembra molto più la proposta Sacconi". "L'esecutivo rimanda a epoca lontana i nuovi ammortizzatori sociali, ma interviene da subito sull'articolo 18, trasformandolo in una specie di scalpo da consegnare alla Bce e non certo all'europa che è ben attenta a non colpire, in questa fase delicatissima, i diritti e le capacità di consumo delle famiglie e dei lavoratori" dice Antonio Di Pietro. Che annuncia: "Siamo pronti ad un Vietnam parlamentare e a scendere in piazza con i lavoratori e i disoccupati".

In difficoltà il Pd. A Bersani lo strappo di Monti non è piaciuto. Il vicesegretario Letta, invece, esclude un voto negativo dei democratici. Critico, anche se con toni meno duri, l'ex ministro Cesare Damiano del Pd: "Ci sono parti positive quando si parla di riduzione della flessibilità in entrata, tuttavia c'è il punto caldo dell'articolo 18 che non va bene perché è profondamente sbagliato aumentare la possibilità di licenziamento per motivi economici. Parliamo di modello tedesco, ma di questo prendiamo solo quello che ci piace".

"Quando Monti in conferenza stampa ha parlato di accordo di tutti, tranne che della Cgil, mi è parso di risentire Sacconi" dice Stefano Fassina, responsabile economia del Pd. La riformulazione dell'art. 18 In particolare "non va bene - dice Fassina - perché rischia di rimanere un guscio vuoto con un notevole allargamento delle possibilità di licenziamento". In ogni caso nella riforma "ci sono punti positivi che vanno sottolineati e ci sono buchi enormi". Getta acqua sul fuoco Pier Ferdinando Casini: la riforma "può essere modificata in parlamento".

Se la Cgil annuncia battaglia, la Cisl plaude all'intesa, definita "un compromesso onorevole". Per il segretario Raffaele Bonanni "su abusi e discriminazioni" addirittura "si rafforza la protezione anche per i lavoratori" di aziende con meno di 15 dipendenti, e "al giudice si dirà che dovrà utilizzare le norme contrattuali, che i sindacati liberamente costruiscono con le imprese". Esulta anche il Pdl che dichiara "chiusa" la stagione della concertazione.