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Economy

Quando non esisteva articolo 18 e pensione

Ricordo amaro di Giacomo Brodolini, grande dirigente socialista, ministro che introdusse la pensione minima per tutti e lo Statuto dei Lavoratori. [Giancarlo Governi]

giovedì 22 marzo 2012 08:45

Nelle categorie più povere, dei lavoratori che avevano lavorato a giornata senza nessuna tutela ne versamento di contributi ne assistenza malattia, della parola pensione non si conosceva neppure il significato. La pensione per tutti arriverà molti anni dopo, alla fine degli anni Sessanta, grazie all'impegno di un grande dirigente socialista, Giacomo Brodolini, il quale, dopo che gli venne diagnosticato un male che lo avrebbe portato alla tomba, chiese al suo partito di essere nominato ministro del Lavoro, un dicastero sempre rifiutato fino ad allora dai socialisti perché ritenuto troppo compromettente.

In pochi mesi, Brodolini, prima di morire, riuscirà a realizzare le più importanti riforme in favore dei lavoratori, a cominciare dalla pensione minima per tutti, anche per coloro che non avevano mai versato un contributo. Per molti anni, nei paesi ma anche nelle città, le vecchiette che si erano viste recapitare quella insperata ricchezza, tennero la foto di Brodolini accanto ai santini e alle foto dei cari defunti.

Brodolini per questo passò alla storia, una storia dimenticata come tutta la storia del movimento operaio legato al Partito Socialista e a quel grande movimento riformista ad esso legato, come pure la parte migliore del Partito Comunista italiano. Brodolini passò alla storia, dicevo, anche per il suo capolavoro che fu lo Statuto dei Lavoratori, per il quale si servì della collaborazione di grandi giuslavoristi come Gino Giugni, e che è stato per tanti anni la carta costituzionale del lavoro, con il famoso articolo 18 che è stato un po' il "l'ultimo fortilizio" a difesa dei lavoratori. Soprattutto a tutela di quei lavoratori che subivano vessazioni e licenziamenti per motivi politici e sindacali.

Oggi i tempi sono cambiati profondamente e l'articolo 18 sembra essere diventato l'ostacolo principale alla riforma e al rilancio del lavoro e quindi della economia italiana. Non lo so se le cose stanno proprio così e non so come si interroga Riccardo Cristiano qui su Globalist, se "Brodolini sarebbe felice". Forse no non sarebbe felice ma sono sicuro che prenderebbe atto della necessità di tutelare i lavoratori, tutti i lavoratori intendo anche quelli che il lavoro non lo hanno ancora avuto, come i giovani, e quelli lo hanno perduto, in una contingenza storica profondamente cambiata.

Commenti
  • Riccardo Cristiano 22/03/2012 alle 10:25:09 rispondi
    Sono perfettamente con Governi, sulla "storia rimossa" e sula capacità di preoccuparsi per tutti che Brodolini avrebbe certamente avuto. E' impossibile paragonare quei tempi a oggi, ovviamente. La situazione è capovolta e vendere illusioni sarebbe un reato. Non ho certezze, più preoccupazioni e amarezze direi. Dico soltanto che IN OGNI CASO a fronte di un licenziamento per motivi economici va previsto un indennizzo.
  • Anonimo 22/03/2012 alle 19:39:31 rispondi
    Purtroppo sembra che i sindacati,soprattutto la CgIL, difendano soltanto i loro iscritti e non tengono conto di coloro che il lavoro non lo hanno ancora avuto.