Max Tivoli e la tavola periodica degli elementi

Ancora sul MITO della musica contemporanea: liscia, gassata o ferrarelle.<br>

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Federico Biscione Modifica articolo

1 Luglio 2011 - 19.58


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Riassumo il mio primo post sull’argomento in questo modo: non si può giudicare esclusivamente su basi linguistiche sulla legittimità, l’attualità, la validità estetica o meno della musica. Facevo appunto l’esempio di musicisti che copiano lo stile del passato in un atteggiamento che mi sembra invece del tutto contemporaneo (poi qualcuno potrà pure domandarsi sul perché gli imitati sono, ad esempio, Lully e non Bach): è una delle forme più severe di quella che si potrebbe chiamare la “sindrome di Max Tivoli“: il personaggio creato da Greer nasce settantenne e muore poppante, e simboleggia uno dei più gravi problemi esistenziali dell’uomo contemporaneo: quello di sentirsi sempre “inadatto” quando non proprio “sbagliato” nella relazione con l’epoca in cui vive. E questa mi sembra una problematica sostanziamente nuova, anzi propriamente contemporanea ed estranea alle epoche precedenti.

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Riassumendo ulteriormente: una cosa che sembra storica (questa musica finto-antica), può essere assolutamente contemporanea (la sindrome di Max Tivoli), a dispetto dell’apparenza. E se ciò è vero, con tutta probabilità è vero pure il viceversa: una cosa che sembra molto moderna e attuale può tranquillamente essere ispirata, a ben vedere, al più becero e muffo accademismo.

Concludendo, l’ideologizzazione del giudizio estetico (come quella che conosciamo dopo Adorno) andrebbe messa seriamente in discussione, anche se comunemente accettata. Ma lascio questo compito ai musicologi (Alex Ross e Baricco sembrano già un po’ su questa linea).

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Nel mio piccolo farei solo un invito: evitare il preconcetto secondo il quale la musica contemporanea è quella sperimentale, oppure non è: come la tabella di Mendeleev elencava elementi chimici ancora sconosciuti (ma già esistenti), così sono convinto che una via di mezzo (sana) tra Xenakis e Allevi debba pur essere praticabile.

Anche se questo dovesse inquietare qualche importante direttore artistico.

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