Il Palio di Siena trova un re e una regina: Tittia e Violenta da Clodia

Il Palio dell'Assunta vinto con strapotere dalla contrada del Leocorno. Una scelta dettata dal cuore. Un gran parapiglia al primo Casato coinvolge ben quattro cavalli. La storia del fantino sardo-tedesco

Il Palio di Siena trova un re e una regina: Tittia e Violenta da Clodia
Giovanni Atzeni, detto Tittìa
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Maurizio Boldrini Modifica articolo

17 Agosto 2022 - 21.27


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C’è poco e tanto a dire su questo Palio dell’Assunta, corso di martedì 17, dopo che un’improvvisa e funesta bufera aveva mandato a carte-quarantotto la Festa di ieri. Ci sono due dominatori: un fantino Super, Giovanni Atzeni, detto Tittìa, che infila un poker reale (è la quarta carriera consecutiva che vince). Aveva già vinto i Palii del 2019, prima della sospensione per il Covid, e quello più recente del 2 luglio scorso sempre per contrade diverse.  L’altra è una dominatrice, una cavalla, l’unica tra i dieci castroni, che ha stracciato tutti gli altri per potenza ed eleganza, Violenta da Clodia. Gode il Leocorno, dopo un leggero digiuno durato quindici anni, con Pantaneto che è in festa e con il vino che scorre nella lunga via che dalle Logge del Papa conduce al Ponte Romana.

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 Lo avevo scritto: Tittìa aveva fatto, per questo palio, le sue scelte con il cuore. Aveva scelto la cavalla che ben conosceva. Aveva scelto la contrada, rifiutando la corte, e i soldi delle potenti rivali presenti in piazza. Ha scelto con il cuore e ragionato a mente fredda come chi sa che può diventare il re assoluto della piazza: con le 9 vittorie complessive nel palio di Siena, infatti, è sempre più vicino al record di Trecciolino, ultimo dominatore del Campo con 13 vittorie, e con la possibilità di raggiungere il record assoluto di vittorie che è detenuto da Aceto con 14 vittorie. 

Il suo potere si è visto fin dalla mossa, molto rapida, e nei tre giri di piazza. Partito primo, è arrivato primo, con solo la Selva che, a debita distanza, precedeva un gruppo che fin dal primo giro si è andato sfaldando. Alla prima curva del Casato, superato indenne il Primo San Martino, c’è stato il patatrac. Leocorno passa con velocità e leggerezza mentre alle sue spalle seguono Selva e Montone. I fantini di Giraffa, Onda, Nicchio e Civetta prendono male la curva, allargando oltre misura, e vanno a sbattere furiosamente verso i palchi. Solita ammucchiata di cavalli e fantini, corpi all’aria e per terra: il fantino dell’Onda, in particolare che assaggia i terribili zoccoli di due cavalli.   La corsa finisce in sostanza qui. Il resto è un girare leggero di Violenta da Clodia e un Tittìa che pregusta la vittoria fin dal secondo giro. Arriva a nerbo alzato, mentre nelle retrovie i fantini di Tartuca e Chiocciola trovano il sistema di regalarsi qualche nerbata. Così, tanti per far felici gli infelici contradaioli. 

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Ma parliamo di questo novello re di piazza. Giovanni Arzeni è nato in Germania nel 1986, da padre sardo (il cognome lo dice a chiare lettere) e madre tedesca.  Il Dna non mente: una passione innata per il mondo dei cavalli e una riservatezza sarda e, infine, la tipica razionalità tedesca.  Fin da piccolo si è abituato a montare a cavallo e quando arriva a Siena, prova presto l’ebbrezza della vittoria: vince il primo palio nel 2007 e poi vincere quelli del 2007, 2011, 2013 per l’Oca, il cappotto del 2013 per Oca e Onda, il 2015 per la Selva, il cappotto del 2019 con Giraffa e Selva e quello di quest’anno per Drago e Leocorno. Oltre a Siena, nella sua già lunga carriera, ha trovato il modo di vincere anche ad Asti, Legnano e Fucecchio. 

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