Festival di Letteratura Working Class: la lotta di classe passa dai libri, ma deve riconquistare corpi e strade

Abbiamo rivolto qualche domanda sul Festival e non solo ad Alberto Prunetti, direttore artistico, e a Roberto Innocenti, membro del Consiglio di Fabbrica della ex GKN.

Festival di Letteratura Working Class: la lotta di classe passa dai libri, ma deve riconquistare corpi e strade
Preroll AMP

redazione Modifica articolo

10 Aprile 2026 - 13.15 Culture


ATF AMP

di Caterina Abate

Top Right AMP

Si apre oggi, 10 aprile, la quarta edizione del Festival della Letteratura Working Class, che avrà luogo a Campi Bisenzio negli spazi del presidio ex GKN fino a domenica 12. Un programma serrato di incontri, in cui la cultura affianca la lotta operaia, in un reciproco sostegno. Dopo averne già parlato in un precedente articolo, questa volta abbiamo intervistato Alberto Prunetti, direttore artistico del Festival di Letteratura Working Class, e Roberto Innocenti, membro del Consiglio di Fabbrica della ex GKN. Partiamo con Alberto Prunetti, che dirige anche la collana Working Class di Edizioni Alegre.

Il Festival della Letteratura Working Class nasce a sostegno della vertenza GKN. Come e dove le due cause si sono incrociate?

Dynamic 1 AMP

Nasce proprio come convergenza spontanea. Conoscevamo alcuni degli operai della GKN già da prima della vertenza del 2021. Con Edizioni Alegre ci occupavamo già di tematiche operaie, sindacali, di sicurezza sul lavoro. Avevamo fatto anche degli eventi insieme al Collettivo di fabbrica dei lavoratori Gkn (il Collettivo come struttura operaia all’interno della fabbrica di Campi Bisenzio esiste dal 2017, n.d.r.). Poi, come molti altri solidali, ho cominciato a seguire la loro mobilitazione. Quindi del tutto naturalmente, piano piano, abbiamo ampliato il fronte di questa convergenza, tirando dentro una serie di persone e di realtà che poi hanno contribuito a mettere in cantiere il Festival della Letteratura Working Class.

La locandina del Festival ha un cacciavite che muta in penna stilografica, un’immagine che contiene in sé l’idea di lavoro manuale operaio e la manualità del lavoro intellettuale. Com’è nata questa metafora visiva?

Il cacciavite che diventa penna è un’invenzione del nostro art director e grafico, Alessio Melandri, della casa editrice Alegre di Roma. Anche lui è uno dei tanti che lavora nell’industria del libro e, venendo da una famiglia operaia, ha un background di classe lavoratrice. Nella creazione di questo logo non ha potuto che tirare dentro il suo know-how e la sua familiarità con il mondo operaio. Ne è venuta fuori quest’immagine molto potente.

Dynamic 1 AMP

Queste le domande rivolte a Roberto Innocenti, membro del Consiglio di fabbrica della ex GKN.

La lotta va avanti ormai da quattro anni, tanto che ormai avete il primato di far parte della più longeva lotta operaia, almeno nel nostro paese. Attualmente qual è lo stato di salute della vostra mobilitazione? 

In realtà gli anni sono ormai 5. Più che stato di salute direi stato di malattia! Siamo davvero stremati noi e di conseguenza la lotta. A tenerci in vita, e non solo in senso metaforico, è l’enorme solidarietà ricevuta dalla società civile. E questo anche grazie alla convergenza tra lotte che siamo riusciti a mettere in campo e al Festival di Letteratura Working Class. 

Dynamic 1 AMP

Di solito la lotta operaia è caratterizzata oltre che da occupazioni anche da lunghi cortei. Insieme ad Edizioni Alegre avete deciso di protestare per il vostro diritto al lavoro anche con una diversa modalità, rendendo la vostra mobilitazione paradigmatica di tutte le altre lotte, con una forte attenzione all’intersezionalità. È un modo nuovo, diverso, trovate che sia efficace?

Molto efficace! Nella storia le lotte prendono sempre vigore quando si intersecano con la cultura. Un esempio del passato è quando la lotta operaia trovò sostegno in quella studentesca, e così via. Nella nostra c’è convergenza con molte realtà, dalle università alle fabbriche, dai centri sociali alle chiese e coinvolge chiunque abbia una visione diversa della società.

Il Festival è anche un modo per aprire i luoghi della fabbrica, solitamente chiusi e recintati, alla collettività, al fine di creare ricchezza sociale e sguardo critico. Ormai l’edizione 2026 è prossima alla partenza, può dirci cosa le edizioni precedenti hanno lasciato a voi ex lavoratori? Avete sentito il sostegno della comunità esterna alla fabbrica?

Dynamic 1 AMP

Forse ho anticipato un po’ questa risposta sopra. Il festival ha fatto ritrovare tante persone e ha creato le più disparate conoscenze. Nello stesso luogo si sono trovati intellettuali, studenti, operai, docenti, pensionati. Tutti, ma proprio tutti, con una visione non solo del lavoro ma del mondo diversa. Quello che ne è nato è tanta tanta solidarietà. Non ultimo anche il sostegno economico, che per noi ex dipendenti è stato vitale.

A tal proposito, per quanti volessero comunque sostenere la vostra lotta ma fossero impossibilitati a partecipare in questi giorni al festival, c’è qualche altra modalità?

Purtroppo come dicevo siamo continuamente a chiedere denaro per far partire il nostro e vostro progetto di reindustrializzazione. Anche da chi non può permettersi di donare è sempre gradito qualsiasi genere di sostegno. Per chi volesse informarsi su qualsiasi cosa inerente questa lotta c’è il sito insorgiamo.org, dove poter trovare tutta la storia e i modi per sostenerci.

Dynamic 1 AMP

La parola chiave di quest’edizione è “transizione”. Può dirci qualcosa in merito?

Transizione, una bella parola! Mi sembra che Chico Mendes dicesse “La transizione ecologica senza giustizia sociale è solo giardinaggio”. Provo a spiegare meglio questa visione: la transizione ecologica non è solo giusta, è doverosa, per tutto,sia per l’ambiente che, più volgarmente, per l’economia. Nel disastro di guerre a cui stiamo assistendo in questo momento, ad esempio, la Spagna spende in energia fossile un terzo di noi, perché in passato ha investito in fonti rinnovabili, a differenza di quanto ha fatto l’Italia. Un punto che secondo me sarà fondamentale è di non farsela ‘fregare’, come è avvenuto con le fonti fossili, da grandi gruppi, multinazionali, fondi speculativi e simili. Solo se riusciremo ad avere una transizione controllata e pubblica sarà un vero successo.

Un’ultima domanda a entrambi: in sintesi  la lotta operaia e quella di classe si possono fare con la cultura e i libri?

Dynamic 1 AMP

Roberto Innocenti : “Non solo si possono fare con la cultura e i libri, ma va fatto! Dobbiamo in tutti i modi riacquisire una coscienza di classe!”

Alberto Prunetti: “Noi del Festival di Letteratura Working class diciamo che facciamo la lotta di classe con i libri. Ma è chiaro e giusto che non si può fare solo in questo modo. In tal caso sarebbe una lotta fallimentare. La lotta di classe si fa e si deve fare con i corpi, con gli stomaci, con la rabbia, per le strade. La lotta di classe si fa ovunque. È chiaro che è già dentro il mondo del libro, dell’editoria. È e deve essere una lotta pervasiva. Che esiste. Quanti fanno finta di non vederla non fanno altro che alimentarla, ponendosi però dal lato dei padroni. Il mondo del libro è solitamente appannaggio delle classi dominanti, ma noi invece cerchiamo di fare spazio e dare la parola alle classi subalterne, alle classi popolari, alla classe operaia: insomma alle lavoratrici e ai lavoratori. Possiamo usare molti lessici, ma è la sostanza che conta.”

FloorAD AMP
Exit mobile version