di Alessia de Antoniis
Dal 15 settembre, il teatro di via Giacinto Carini, a Roma, apre la stagione 2026-2027 con un programma ampio, attraversato da danza, prosa, riscritture dei classici, nuove drammaturgie, ritorni e progetti in corealizzazione con Romaeuropa Festival.
L’apertura è affidata alla danza con Glass with Silence, viaggio nell’universo coreografico di Lucinda Childs, una delle voci decisive della danza postmoderna americana, sulle musiche di Philip Glass. Il progetto, diretto da Michele Pogliani con MP3 Dance Project, intreccia video, installazione, memoria storica e nuove coreografie.
Fabio Condemi affronta Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, liberamente tratto da Robert Louis Stevenson, con drammaturgia di Federico Bellini e Christian La Rosa in scena. Non il doppio come figurina gotica, ma come indagine sul male, sulla repressione, sulla scienza e sulle zone non pacificate della natura umana.
Subito dopo, Alessandro Serra porta al Vascello Tragudìa. Il canto di Edipo, liberamente ispirato a Sofocle e ai racconti del mito: una tragedia in lingua grecanica, premiata al Festival internazionale MESS di Sarajevo, che cerca nel suono, nella musicalità e nella distanza arcaica una via per sottrarre Edipo alla semplice attualizzazione.
Dentro la stessa traiettoria si colloca Lemnos, scritto e diretto da Giorgina Pi, con dramaturg Massimo Fusillo. Qui il mito di Filottete viene spostato in una prospettiva femminista e radicale: Filottete è una donna, la ferita diventa il segno di un corpo che la comunità non sopporta ma di cui continua ad avere bisogno.
La stagione guarda anche al Novecento e alle sue crisi economiche, morali e sociali. Con L’orologio americano di Arthur Miller, nella regia di Elio De Capitani, l’America della Grande Depressione diventa un grande affresco corale. La produzione associa l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e il Teatro dell’Elfo, con una compagnia numerosa di giovani attori. Il 1929, certo, ma anche ogni presente in cui la crisi economica smette di essere un dato finanziario e diventa destino privato.
Un altro filo evidente è quello dei corpi femminili rimossi, disciplinati, resi invisibili e poi riportati al centro. Marta Cuscunà, con La medium, costruisce uno spettacolo di mentalismo femminista ispirato alla storia vera di Hersilie Rouy, figlia dell’illusionista Charles Rouy, rinchiusa in manicomio per quattordici anni e autrice di un diario-denuncia scritto con il proprio sangue. Tra illusionismo, sedute spiritiche, guarattelle napoletane e dispositivi tecnologici, Cuscunà lavora su una magia rovesciata: non serve a far sparire, ma a rendere visibile ciò che istituzioni, spettacolo e psichiatria hanno cancellato.
Ancora danza con Catalogo, nato da un’idea di Marta Ciappina, Marco D’Agostin e Damien Modolo, con creazioni di Silvia Gribaudi, Francesca Pennini / CollettivO CineticO, Sotterraneo, Emio Greco e Pieter C. Scholten.
Il contemporaneo entra anche attraverso le sue nuove mitologie. Pietro Giannini, in Starman. La vera storia di Leon Skum, prodotto dal Teatro Nazionale di Genova, costruisce un ritratto satirico e oscuro del genio visionario alla Elon Musk: imprenditore discusso, pioniere dello spazio, icona del capitalismo tecnologico. Il titolo attraversa musical, talk show, saghe galattiche e saggistica americana per interrogare ambizione, potere economico e mitologia pop del XXI secolo.
La parte centrale del programma conferma la vocazione del Vascello per un teatro che interroga fede, colpa, memoria civile e responsabilità. Il giorno della civetta, lettura-concerto ispirata a Leonardo Sciascia, con musiche originali e direzione artistica di Paolo Vivaldi, attraversa legalità, omertà e coraggio. Il Prodigio, dal romanzo omonimo di Fabrizio Sinisi edito da Mondadori, nella regia di Giacomo Bisordi, porta invece in scena un’apocalisse contemporanea: nel cielo di una città italiana appare un volto, attorno al quale si moltiplicano segni, guarigioni, eventi inspiegabili, nuove forme di culto.
A novembre arriva anche Quinto: Non uccidere, spettacolo di Massimiliano Civica, ispirato al film Broken Lullaby di Ernst Lubitsch. La domanda è radicale: si può chiedere perdono per un gesto irreparabile? Un giovane soldato francese, dopo aver ucciso un coetaneo tedesco durante la Prima Guerra Mondiale, parte per incontrarne i genitori. Il perdono non è sentimento edificante, ma scandalo: qualcosa che mette in crisi il bisogno umano di pace e la tentazione, altrettanto umana, della menzogna.
Il periodo natalizio e l’inizio del nuovo anno sono segnati dal ritorno di RezzaMastrella, presenza ormai strutturale nell’identità del Vascello. Dal 22 dicembre al 17 gennaio arrivano 7-14-21-28 e Metadietro, entrambi firmati da Flavia Mastrella e Antonio Rezza. Habitat, corpi, numeri, ammutinamenti, crudeltà tecnologica, sconfitta del significato: il loro teatro resta una macchina anarchica e lucidissima, capace di sabotare ogni tentativo di normalizzazione.
Tra gli appuntamenti più forti della seconda parte della stagione c’è il dittico L’ultimo nastro di Krapp / Press Conference, con Renato Carpentieri diretto da Roberto Andò. Andò accosta Samuel Beckett e Harold Pinter per costruire un discorso sul rapporto tra parola, memoria e potere: da una parte la voce registrata come archivio privato del fallimento, dall’altra la parola pubblica come tecnica di occultamento.
