L'Ecuador dice no alle trivellazioni in Amazzonia: gli ambientalisti trionfano al referendum

Il rifiuto dell'Ecuador alle trivellazioni in Amazzonia, sancito dal referendum non solo rappresenta una vittoria per gli ambientalisti, ma trasforma questo paese situato sull'equatore in un pioniere globale delle questioni ecologiche.

L'Ecuador dice no alle trivellazioni in Amazzonia: gli ambientalisti trionfano al referendum
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23 Agosto 2023 - 09.21


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Un risultato di portata storica, straordinario, che potrebbe persino mettere in ombra Greta Thunberg: il deciso rifiuto dell’Ecuador alle trivellazioni in Amazzonia, sancito dal referendum della scorsa domenica, non solo rappresenta una vittoria evidente per gli ambientalisti, ma trasforma questo paese situato sull’equatore in un pioniere globale delle questioni ecologiche.

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Questo passo avanti costituisce anche uno stimolo per altri paesi latinoamericani (in primo luogo il Brasile), divisi tra l’emergente coscienza ecologica, orientata verso lo sviluppo sostenibile, e la più cinica logica economica e produttiva che vede ancora il petrolio come una risorsa insostituibile.

In Ecuador, intanto, sono già visibili i primi effetti del plebiscito popolare (58,98% degli elettori ha votato per il sì) che ha posto la parola fine all’esplorazione petrolifera nel Parco nazionale Yasuna¡. La statale Petroecuador ha annunciato che darà immediatamente il via al piano di smantellamento dei pozzi del Blocco 43, pur sottolineando che l’operazione costerà all’economia nazionale 16,4 miliardi di dollari.

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Una prospettiva che non spegne l’entusiasmo delle organizzazioni green, per le quali la decisione presa dalla maggioranza della popolazione ecuadoriana non ha precedenti nel mondo e contribuirà a proteggere sia le foreste circostanti, sia le comunità indigene che abitano l’area, dichiarata riserva della biosfera dall’Unesco nel 1989.

«Ha vinto la vita. Hanno vinto la speranza, i popoli isolati, il futuro della specie e il polmone del mondo», ha esclamato Sofia Torres, una delle portavoce di Yasunidos, il gruppo ambientalista che ha promosso la consultazione e che ha dovuto aspettare dieci anni per poter finalmente festeggiare: fu nel 2013, infatti, che l’allora presidente Raffael Correa annunciò l’avvio delle perforazioni.

Il precedente costituito dall’Ecuador rischia però di mettere ancora più pressione addosso a Luiz Inacio Lula da Silva, presidente della maggiore economia dell’America Latina e del Paese che contiene il 60% dell’Amazzonia. Il leader brasiliano progressista, pur promuovendo la «deforestazione zero», non è contrario all’esplorazione nella foce del Rio delle Amazzoni da parte della statale Petrobras.

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L’onda verde che giunge dalla nazione associata del Mercosur ora potrebbe costringerlo a rivedere i suoi piani, offrendo un’occasione di riscatto alla sua ministra dell’Ambiente e paladina della foresta, Marina Silva.

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