Perché i russi lasciano Kherson? Quale è il piano B di Putin?

Il ritiro da Kherson potrebbe essere una mossa calcolata e non solo frutto delle contingenze militari e diplomatiche

Perché i russi lasciano Kherson? Quale è il piano B di Putin?
Sergej Shoigu
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10 Novembre 2022 - 14.25


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La campagna ucraina per riconquistare Kherson, nonostante un rallentamento nelle ultime settimane, ha prodotto risultati significativi, tagliando le linee di rifornimento del nemico. Questa circostanza è stata ammessa anche dal comandante in capo delle truppe dell’Armata sul terreno, il generale Sergej Surovikin, chiamato a rapporto dal ministro Shoigu. In questa situazione Surovikin ha suggerito di spostare la linea di difesa lungo la sponda sinistra del Dnepr, dalla parte opposta rispetto alla città di Kherson. Una “decisione molto difficile”, ma che al tempo stesso consentirebbe di “salvare la vita dei militari e dei civili, continuamente minacciati dai missili ucraini”. Permettendo tra l’altro di condurre “offensive in altre direzioni”. Il ministro Shoigu, dopo aver ascoltato il rapporto del suo comandante, ha concordato le conclusioni e le proposte e ha ordinato il ritiro, con una dichiarazione trasmessa dalle tv russe.

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Il piano B di Putin – Il ritiro da Kherson potrebbe però anche essere una mossa calcolata e non solo frutto delle contingenze militari e diplomatiche. La guerra nelle città ucraine si dipana attraverso le modalità tipiche della guerriglia, con soldati nascosti in case ed edifici civili, incursioni e scontri quartiere per quartiere, porta per porta. Putin avrebbe potuto lasciare i suoi incursori, soprattutto miliziani del Gruppo Wagner e ceceni, per continuare a contrastare la controffensiva ucraina e mitigare la disfatta. L’inverno sui campi di battaglia ucraini è storicamente il nemico più implacabile e quindi Mosca sembra orientata a una tregua che però non vanifichi (o lo faccia il meno possibile) gli sforzi e compiuti finora. Tramite il ritiro la Russia potrebbe dunque tentare di riorganizzarsi in vista di una nuova offensiva nella stagione primaverile. O anche prima, ma su altri fronti. Gli analisti individuano un segnale di questa possibilità nel trasferimento, ordinato da Putin, di 150mila uomini alla frontiera in Bielorussia e nelle zone di Kursk e Bryansk.

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