In Israele il caso Naza arriva direttamente ai vertici dell’esercito. Il docufilm di Yuval Abraham e Rachel Szor, premiato a Venezia, è finito nel mirino delle forze di difesa israeliane dopo le minacce di due ministri di “togliere la cittadinanza ai registi”.
Ora il capo di stato maggiore, il tenente generale Eyal Zamir, ha ordinato una revisione legale e un’inchiesta sulla divulgazione non autorizzata di materiale classificato utilizzato nella produzione del film.
Secondo l’esercito, il documentario diffonderebbe “calunnie” e gravi false accuse contro soldati e comandanti israeliani.
L’offensiva dell’esercito
Zamir accusa il film di distorcere deliberatamente la realtà, “minando la legittimità dell’esercito” e dello Stato di Israele. Ha ordinato la costituzione di un gruppo di lavoro inter-agenzia e multidisciplinare, guidato dal capo della Direzione della Pianificazione, con il compito di elaborare strumenti per contrastare quelle che i militari definiscono false accuse contro le forze di difesa israeliane e i loro soldati.
Il gruppo lavorerà anche con esperti israeliani e stranieri. Il procuratore generale militare dovrà invece esaminare il caso e promuovere possibili azioni legali contro il film e le persone coinvolte.
L’esercito indagherà inoltre sulla sicurezza informatica della produzione e sull’eventuale coinvolgimento di persone nella divulgazione non autorizzata del materiale classificato utilizzato per realizzare il documentario.
Zamir ha infine ordinato un ampio sforzo di diplomazia pubblica in Israele e all’estero, insieme al ministero degli Esteri, al ministero della Giustizia, alla direzione nazionale per la diplomazia pubblica e agli altri organismi competenti.
Le forze di difesa israeliane, ha affermato Zamir, “utilizzeranno ogni strumento a loro disposizione per proteggere i propri soldati, comandanti e truppe combattenti, nonché la reputazione dell’esercito israeliano”.
Argomenti: israele
