"Report", questa sera alle 21.25 su Rai 3: le anticipazioni sulle inchieste della puntata

Report, questa sera alle 21.25 su Rai 3 una nuova puntata del programma d'inchiesta curato da Sigfrido Ranucci.

"Report", questa sera alle 21.25 su Rai 3: le anticipazioni sulle inchieste della puntata
Sigfrido Ranucci in Report
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21 Novembre 2022 - 16.15


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“Report”, questa sera alle 21.25 su Rai 3 una nuova puntata del programma d’inchiesta curato da Sigfrido Ranucci. Dopo l’inchiesta del 2014 sulla pizza, tra prodotti scongelati a Venezia, impasti veloci a Milano e prodotti non all’altezza a Roma e Napoli, “Report” è tornato nelle pizzerie di Napoli con “Pizza contemporanea”, il reportage di Bernardo Iovene che ha trovato una situazione capovolta rispetto a quella di otto anni fa: miglioramenti nella scelta delle farine, degli ingredienti e l’introduzione di forni a gas ed elettrici approvati dall’associazione Verace Pizza. Una rivoluzione, iniziata proprio dopo l’inchiesta che provocò polemiche e attacchi, ma che oggi è diventata un punto di riferimento.

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Mentre montava la polemica sul prezzo della pizza innescata dall’apertura delle pizzerie dell’imprenditore Flavio Briatore, “Report” ha scoperto che le pizzerie storiche del centro di Napoli hanno aperto succursali in tutto il mondo dove i prezzi sono anche dieci volte più cari. Ma la sorpresa è la nascita della Pizza Contemporanea Napoletana che rompe con la tradizione con impasti molto idratati, ingredienti di qualità e addirittura con una forma diversa. Il reportage, infine, ha affiancato gli ispettori della guida “50 top pizza world” che girano e valutano le pizzerie in incognito e quest’anno tra le new entry c’erano proprio quelle di Briatore.

Si resta a Napoli con “Andate in pace” di Danilo Procaccianti con la collaborazione di Goffredo De Pascale e Andrea Tornago. Sempre più numerosi i casi delle chiese napoletane gestite con grande difficoltà dalla Curia. Per il balcone abusivo sulla facciata della chiesa cinquecentesca di Sant’Arcangelo a Baiano, in pieno centro storico, si sono attivati il Comune e la Soprintendenza, ma cosa ha fatto la Curia da cui dipende quel monumento? Dopo la trasmissione del servizio di Report “La messa è finita”, il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Emerito, ha convocato una conferenza stampa per dire che solo il 15 per cento dei luoghi di culto cittadini è di loro pertinenza e che i soldi ricavati dalla locazione della Cittadella Apostolica – un centro nato per ospitare i bisognosi che tale doveva restare nella volontà testamentaria del prete che l’ha affidato alla Curia – vengono regolarmente impegnati per il nobile scopo. Ma è davvero così? E chi è l’affittuario della Cittadella che con una società con 50 mila euro di capitale ha stipulato con il Cardinale Sepe un contratto di 18 anni versando un importo di circa 3 mila euro al mese? Una conoscenza comune unisce il Cardinale e l’imprenditore. Si tratta di Nicola Cosentino, l’ex sottosegretario all’Economia condannato per concorso esterno in associazione camorristica. Ma la Cittadella Apostolica non sarebbe l’unico caso di “tradimento” di un “testamento”. 

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Si chiude con “Mariupol anno zero” di Manuele Bonaccorsi che ha riportato le telecamere della città martire della guerra ucraina, 6 mesi dopo la battaglia che l’ha ridotta in macerie. Dopo i referendum di annessione svolti a settembre, gli occupanti considerano la città portuale parte integrante del territorio russo. E dopo aver conquistato le strade e gli scheletri dei palazzi provano a conquistare la popolazione, per il 90 per cento di madrelingua russa. Report ha intervistato gli abitanti della città, nettamente divisi tra chi dà la colpa della guerra a Putin e chi a Zelensky. L’amministrazione civile nominata da Mosca ha messo in campo uno sforzo straordinario per la ricostruzione. Obiettivo: dare a tutti un tetto entro l’inverno. Ma difficilmente gli abitanti rimasti a Mariupol riusciranno ad avere una casa calda prima dell’arrivo del gelo. Per loro si preannunciano mesi molto difficili.

Cambia tutto anche nelle scuole, dove dal 2018 il governo di Kiev aveva imposto l’uso dell’ucraino, superando un sistema di istruzione che precedentemente era perfettamente bilingue. Oggi gli istituti di Mariupol, alcuni dei quali sono stati ricostruiti con grande velocità, applicano i programmi della Federazione russa. Ritorna la lingua madre maggioritaria della popolazione e l’ucraino viene ridotto a materia opzionale, un’ora a settimana. Nella battaglia tra gli opposti nazionalismi, gli studenti di Mariupol hanno però un’altra priorità, la più difficile: superare il trauma della guerra. 

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