È ora di liberalizzare il servizio taxi di Roma. Parola dell’Istituto Bruno Leoni, che analizza l’entrata sul mercato di Uber, l’applicazione che serve per trovare una vettura per spostarsi, vero e proprio concorrente del servizio pubblico.
“Il servizio Taxi di Roma rimane parcheggiato nei bassifondi delle graduatorie europee e le applicazioni come Uber, il programma per smartphone che permette di trovare vetture alternative grazie a un tocco di polpastrello, scala le classifiche dei download (+19% al mese) tanto da preoccupare i conducenti romani delle auto bianche che a inizio giugno hanno iniziato una protesta contro quella che definiscono «concorrenza sleale». Secondo l’ultimo report dell’Istituto Bruno Leoni però «l’avvento di smartphone e nuove tecnologie ha ormai rivoluzionato il settore» tanto da rendere non più rinviabile una “deregulation”. Anche perché – scrive Lorenzo De Cicco su Il Messaggero – «nei paesi stranieri che hanno messo in pratica le liberalizzazioni – dall’Irlanda ai Paesi Bassi, alla Svezia – si è registrata una riduzione media delle tariffe e un significativo aumento della domanda» dei consumatori. L’ultima indagine Eurostat piazza i taxi della Capitale al penultimo posto per qualità del servizio, davanti solo a Lubiana, e dietro a tutte le grandi metropoli del continente. E anche il costo delle corse dentro al Raccorto è maggiore rispetto a Napoli, Palermo, Bologna e Firenze. Ecco perchè molti consumatori decidono di rivolgersi altrove. E Uber, spiegano dall’headquarter italiano della società nata a San Francisco quattro anni fa, «oggi cresce a una media del 19-20% ogni mese e negli ultimi mesi a Roma c’è stata un’ulteriore accelerazione». Questa app – presente ormai in ottanta città di tutto il mondo, da Amsterdam a Signapore, da Londra a Melbourne, e in Italia a Roma e Milano – si scarica gratuitamente e permette di visualizzare su una mappa la posizione in cui si trova l’utente e quella dell’auto con conducente più vicina. In pochi secondi viene calcolato il tempo di attesa previsto e per la prenotazione basta un click. Il pagamento avviene con carta di credito e i prezzi sono di circa il 20% superiori a quelli dei taxi. Una differenza che però non spaventa i consumatori, se è vero che oggi Uber capitalizza 17 miliardi di dollari, ovvero di più di due giganti dell’autonoleggio come Hertz ($12.5 miliardi) o Avis/Budget Group (6.32 miliardi). Secondo l’ultimo rapporto del’Istituto Bruno Leoni sul “Servizio di Taxi e auto a noleggio” le nuove tecnologie «hanno fatto venire meno le distinzioni» tra auto bianche e Ncc. «Nel 1993 – spiega Diego Menegon di Ibl – la giurisprudenza poteva ancora sostenere che le “attività di servizio di taxi e di noleggio con conducente si differenziano per la natura del servizio effettuato”. Ma oggi l’evoluzione tecnologica e la possibilità di reperire con un semplice sms la macchina più vicina consente di metterlo in dubbio». Secondo Menegon, che ha curato il rapporto, «nonostante le distinzioni normative, gli Ncc svolgono di fatto un ruolo almeno in parte sostitutivo dei taxi». Rivolgendosi alla stessa clientela: «Oggi l’applicazione Uber si è diffusa anche tra la clientela occasionale».”
