Il ritorno in Serbia di Vojislav Seselj, per concessione dell’Aia, e le successive proteste sollevate da Zagabria non contribuiscono certo ad alleggerire le tensioni che da sempre contraddistinguono i due vicini d’area.
La liberazione per motivi di salute del leader del partito radicale serbo che era detenuto dal 2003 per crimini di guerra, ha infatti scatenato un putiferio.
Il Parlamento europeo si è di recente espresso contro il rilascio di Vojislav Seselj, mentre in Croazia le proteste vanno avanti da giorni. Subito dopo è stato reso noto che il primo ministro croato Zoran Milanovic non prenderà parte al vertice di Belgrado tra Nuova Europa e Cina, fissato per metà dicembre.
Il premier croato non può infatti non considerare il clima di tensione che si è venuto a creare intorno al caso Seselj.< Ad irritare la Croazia sono state soprattutto le dichiarazioni del leader ultranazionalista che oltre ad aver inneggiato alla “grande Serbia” ha ricordato l’episodio della "liberazione" della città di Vukovar.
Il governo serbo è stato invitato dalla Croazia e dall’Ue a prendere le distanze dalle parole pronunciate da Seselj, cosa che avrebbe certamente contribuito a smorzare i toni, e che però non si è verificata.
Secondo gli analisti geopolitici l’annullamento della visita del premier croato rappresenta un passo indietro nelle relazioni tra i due Paesi, che seppur contraddistinti da un passato che tende ad allontanarli sempre di più dovranno presto capire quanto la loro cooperazione sia importante.
Sono purtroppo ancora tante le questioni in sospeso tra Zagabria e Belgrado che dovranno presto essere affrontate soprattutto se la Serbia si dovesse dimostrare seriamente interessata a proseguire il suo percorso vero l’UE.
Le ultime ore però hanno fatto segnare un’ ulteriore ondata do gelo nelle relazioni fra i due Paesi: il premier croato Zoran Milanovic non ha alcuna intenzione di incontrare il suo omologo di Belgrado Aleksandar Vucic, annullando dunque la partecipazione al summit previsto per il 16 dicembre a Belgrado con il primo ministro Li Keqiangcon ed capi dei governi dei Paesi dell’Europa centrale e orientale. Dopotutto le feroci intemerate scagliate dal leader ultra-nazionalista serbo contro l’unità dello Stato croato non sono state condannate ufficialmente e nettamente dal primo ministro e dal presidente serbo, che in passato erano membri del suo steso partito, da qui la profonda irritazione del premier croato, sostenuto peraltro dall’intera squadra di governo, che ha deciso di saltare il prestigioso appuntamento istituzionale.
Stando inoltre ad alcune indiscrezioni filtrate sul quotidiano croato “Jutranji List”, ma immediatamente smentite dall’esecutivo, la visita in corso in questi giorni del ministro dei Trasporti Sinisa Hajdass a Belgrado avrebbe connotazioni politiche, legate appunto alla scottante “questione Seselj”.
(Fonte: Tanjug)
