Usa, la finta eccezione

Da quando esistono gli Usa si sono considerati un Paese diverso da tutti gli altri e dunque investito di una missione civilizzatrice: Noam Chomsky spiega perchè non è più così

Usa, la finta eccezione
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1 Settembre 2015 - 10.11


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Noam Chomsky è conosciuto a livello internazionale come uno degli intellettuali più criticamente impegnati al mondo. Il docente di linguistica del MIT è stato a lungo un critico impenitente sia della politica estera americana e che del ruolo ideologico “mainstream” dei media. Adesso si unisce a noi per parlare degli elementi apparentemente innocui della nostra socializzazione che promuovono la visione di un mondo che prevale su un altro.

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Professor Chomsky, tutti questi anni più tardi è l’Occidente meglio dell’ Est, il Nord migliore rispetto al Sud, l’Europa meglio dell’ Africa? Perché queste nozioni continuano a persistere?

“Perché si parte da una generalizzazione: noi siamo meglio di loro,dunque siamo. Quindi, se si guarda attraverso tutta la storia della Cina, una delle civiltà più antiche e più sviluppate che era uno dei centri dell’economia mondiale il più tardi del 18° secolo, la Cina era meglio di chiunque altro. Questo purtroppo un modo naturale di pensare, molto brutto e distruttivo, ma vero. Siamo l’Ovest, il Nord, l’Europa e le sue propaggini, non Africa. Così, naturalmente, noi siamo meglio di loro.”

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“Non è insolito per le persone pensare che il nostro gruppo, qualunque esso sia, abbia dei tratti speciali che lo rendono migliore di altri. Così, per esempio, a me capita di essere ebreo,e se si guarda alla tradizione ebraica, ai rabbini leader e così via, molti di essi hanno mantenuto la posizione che gli ebrei sono una razza speciale al di sopra l’umanità ordinaria. La Cina aveva opinioni simili. Il Nord e l’Ovest avevano gli stessi punti di vista e, naturalmente, questo è stato esaltato dalla storia imperialista, che si è conclusa con l’Europa e le sue propaggini in grado di conquistare e controllare la maggior parte del mondo”.

”In realtà, questa visione del mondo secondo cui il Nord in qualche modo dev’ essere in cima e il Sud sul fondo ri riconduce alle origini di quella che viene chiamata la civiltà occidentale.Per esempio, in epoca classica si è creduto in epoca classica che nessuno avrebbe potuto vivere a Sud dell’equatore, perché le loro teste sarebbero state puntate verso il basso. Se non ricordo male, lo diceva anche S. Agostino , e questa idea si è trascinata fino ai tempi nostri quando Henry Kissinger ha detto: “Niente di importante è mai venuto dal sud”, essenzialmente esprimendo una versione moderna della stessa concezione razzista.”

Ma questo naturale di pensare ha l’impatto sulla politica estera?

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“Oh, decisamente. Si vede molto chiaramente se si studiano i documenti interni, i documenti declassificati che parlano di come i leader pianificano le cose tra di loro. Se torniano indietro, per esempio al 1945, quando gli Stati Uniti praticamente si erano impadroniti dominio del mondo, vediamo che quella posizione incredibilmente potente non aveva paragoni nella storia: la metà della ricchezza del mondo, una sicurezza incomparabile, una enorme potenza militare. Da questo deriva il fatto che si so sono progettati piani dettagliati su come gestire il mondo, ed oggi una gran parte di esso è stato messo in riga dal personale pianificazione politica del Dipartimento di Stato. Alla testa del’intera operazione era George Kennan, uno dei diplomatici più rispettati ed uno degli autori del mondo moderno.”

“Lui e il suo staff hanno parcellizzato diverse aree del mondo e lui stesso ha descritto quello definiva le rispettive “funzioni” all’interno del sistema dominato dagli Stati Uniti. Così, per esempio, la funzione dell’ Asia orientale era quella di fornire risorse e materie prime per i paesi industrializzati Europa e negli Stati Uniti e così via. Quando arrivammo in Africa scoprimmo di non esservi molto interessati, e quindi abbiamo consegnato l’Africa all’Europa perché la sfturrasse per la propria ricostruzione. Se si guarda alla storia dei rapporti tra Europa e Africa sarebbe potuta venire in mente anche qualche concezione diversa , ma questo non è mai entrato nel pensiero dei progettisti”.

“Così l’idea che l’Europa dovesse sfruttare l’Africa per la propria ricostruzione passò senza commenti,e tutto questo si è profondamente radicato nella coscienza di quanti hanno formulato la teoria della “supremazia bianca”. George Frederickson, per esempio, uno dei principali studiosi che si sono occupati di questo tema, conclude che negli Stati Uniti, la supremazia bianca era ancora più estrema rispetto al Sudafrica dell’apartheid e nel Paese è rimasto concetto molto potente, rafforzato poi dalla dominazione imperiale”.

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“Il fatto è che più si dominano gli altri più si creano giustificazioni a questo nell’ideologia , nell’istruzione, nei mezzi di comunicazione e così via. Se hai il tuo stivale sul collo di qualcun altro, è tipico fornire una giustificazione a questa mossa:lo sto facendo perché ho ragione, perché lo merita, perché stiamo meglio e così via.”

Torniamo ad Henry Kissinger ed all’idea che “Niente di buono mai uscito del sud”. Se la terra è una sfera e con essa siamo costantemente in movimento, cosa si potrà mai ottenere attingendo costantemente risorse destinate alcuni Paesi sulla metà superiore e prese da Paesi nella metà inferiore?

“Ci si guadagna una rappresentazione grafica del fatto che noi siamo più importanti di loro. Siamo al nord, loro sono il sud. Dominiamo a causa della nostra superiorità essenziale nel carattere, alle nostre qualità, alla giustizia e così via. Si tratta di una manifestazione grafica di una concezione che, come ho detto, è purtroppo abbastanza naturale ed è notevolmente migliorata da quando si è associata con il potere. Così, quando in realtà si dominano gli altri, diventa naturale esaltare le nostre concezioni.”

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Adesso, con la corsa per le elezioni presidenziali ho il sospetto che, da qui a novembre 2016, sentiremo più e più volte parlare di “eccezionalità americana”.Qualsiasi definizione si adoperi è questo il concetto che viene propinato al popolo americano e ci impedisce di sfidare il nostro pensiero, di riesaminare le nostre supposizioni, di espandere il nostro inventario di idee, tutto a causa di questo concetto che teniamo su a così caro prezzo.

“ Beh, il modo migliore per farlo è quello di guardare con attenzione fatti che sono facilmente disponibili e confrontarli con la cosiddetta “eccezionalità americana” la benevolenza unica delle nostre intenzioni nei confronti degli altri. Persino in un recente numero della rivista newyorkese degli intellettuali liberali di sinistra, un articolo dell’ex direttore dell’Istituto “Carnegie” per la Pace sostiene che sia fuori discussione che gli Stati Uniti sono unici in questo atteggiamento, e mentre altri paesi lavorano per i propri interessi, noi lavoriamo per gli interessi del genere umano.L’ “eccezionalità americana” è questa, ma per prima cosa, è categoricamente falsa, basta verificare i fatti , ed il secondo problema è che non si tratta di un atteggiamento unicamente americano. Tutte le grandi potenze nei loro periodi di splendore hanno avuto la stessa dottrina: per l’Inghilterra si parlava di eccezionalità britannica, per la Francia di missione civilizzatrice . Ovunque si guardi, si trova la stessa cosa.”

“A noi americani è accaduto di essere la potenza dominante del mondo per molto tempo, certamente dopo la seconda guerra mondiale ma in termini economici, anche prima e l’ “eccezionalità americana” è soltanto la nostra versione della stessa vergognosa concezione della storia inventata dai potenti e si combatte soltanto con i fatti.”

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Fonte: Tavis Smiley, Pbs

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