La nonna materna di Eitan: "L'Italia ha ucciso i miei parenti, non possiamo perdere anche Eitan"

Lo sfogo di Esther Cohen Peleg, la nonna materna dell'unico sopravvissuto alla strage del Mottarone

Famiglia Peleg
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8 Ottobre 2021 - 11.18


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Le posizioni delle due famiglie che si contendono l’affidamento del piccolo Eitan sono ancora divergenti.
“L’Italia è responsabile della morte di mio padre, mia figlia e mio nipote. Non possono perdere anche Eitan”. Lo ha detto Ester Coen Peleg, la nonna materna del bambino unico sopravvissuto alla strage del Mottarone. Al termine dell’udienza sulla vicenda in Israele la donna, che non è stata ammessa al dibattimento in aula, ha detto: “Cosa mi è rimasto, lo capite?”.
“Sapete perché sono fuori dall’aula? Perché una donna giudice in Israele ha detto che, siccome non era ammesso al console italiano di entrare in aula, ha negato il permesso anche a me. Io sono la nonna”, ha sottolineato la donna.
Esther Cohen Peleg ha poi aggiunto che lo stesso “è successo anche in Italia nel momento in cui io ero a lutto per mia figlia e non mi hanno dato possibilità di esprimermi”. Le udienze riprenderanno domani sera alla fine del riposo ebraico. Gli avvocati di entrambe le parti, al termine della sessione di oggi, non hanno voluto rilasciare alcun commento.

Il portavoce della famiglia Peleg: “Eitan sta bene, i rapporti tra le famiglie sono corretti”
Gadi Solomon, il portavoce della famiglia Peleg, nel giorno della seconda udienza per il suo affidamento al tribunale della famiglia di Tel Aviv, ha affermato che Eitan Biran, il bambino di sei anni unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarrone, “sta bene”.
Ora è in Israele, dove si trova da quando il nonno paterno Shmuel Peleg lo ha portato sottraendolo agli zii in provincia di Pavia l’11 settembre scorso.
“I rapporti tra le famiglie sono corretti”, ha proseguito Solomon. In Israele si trova anche la zia paterna di Eitan, Aya, che come stabilito nella prima udienza del 23 settembre può vedere il nipote tre volte alla settimana.
Seconda udienza
E’ intanto iniziata al tribunale della famiglia di Tel Aviv la seconda udienza sul caso. In aula il nonno materno Shmuel Peleg, che chiede che il bambino resti in Israele per farlo crescere nel rispetto della sua identità ebraica, e la zia paterna Aya, tutore legale del piccolo, al quale Eitan era stato affidato dal Tribunale di Torino. I parenti del bambino non hanno voluto rilasciare dichiarazioni. Il tribunale di Tel Aviv dovrà decidere se applicare la Convenzione dell’Aja.

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