Storie di chi aspetta di operarsi e rischia di morire per l'idiozia dei No Vax che occupano le terapie intensive

Laura è una delle migliaia di pazienti entrati in lista d'attesa perché i reparti sono occupati sempre più dai malati con Covid, medici e infermieri vengono dirottati nei reparti dedicati al virus

Storie di chi aspetta di operarsi e rischia di morire per l'idiozia dei No Vax che occupano le terapie intensive
Terapia Intensiva
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12 Gennaio 2022 - 17.14


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Ormai se ne rendono conto tutti: a occupare i posti in terapia intensiva, malati gravi di Covid, sono in maggioranza i non vaccinati, che stanno togliendo posti a coloro che hanno bisogno di operazioni urgenti e che rischiano la vita. 

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Laura, 54 anni, impiegata in un ufficio del ministero della Giustizia di Agrigento, ha raccontato che “al Policlinico  di Catania i medici mi hanno spiegato che mi avrebbero asportato la tiroide per un nodulo a rischio 30% di carcinoma, verificato con l’ago aspirato. Era aprile del 2021. Avrei dovuto essere operata massimo alla fine di settembre. Sono nove mesi che aspetto una telefonata, io e la mia famiglia viviamo nell’ansia e nella paura di quello che mi può succedere”.

Laura è una delle migliaia di pazienti entrati in lista d’attesa perché i reparti sono occupati sempre più dai malati con Covid, medici e infermieri vengono dirottati nei reparti dedicati al virus, e gli interventi che non rientrano nella categoria ‘urgente’ ingrossano le file. Nonostante quello a cui Laura deve essere sottoposta sia un “intervento salvavita”, come lo definisce il chirurgo del Policlinico e presidente della Società italiana di chirurgia Francesco Basile.

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“Al Policlinico mi avevano detto che sarei stata operata entro tre mesi, ma così non è stato. Mi spiegano che c’è carenza di personale, mancano gli anestesisti – riferisce Laura – in questa lunga attesa continuo a lavorare cercando di dare il meglio, ma la notte è sempre più difficile dormire, sento una forte compressione alla gola, non so neppure se è l’angoscia o per la malattia”. “Ho chiamato il medico che mi segue ma non ha saputo darmi una data – si sfoga – provo un terribile senso di impotenza, a chi mi dovrei rivolgere? Se andassi in un altro ospedale dovrei ricominciare la trafila delle analisi e degli esami. E poi non voglio provare fuori dalla Sicilia, già così è difficile per me e i miei familiari, lontano da casa sarebbe ancora peggio”. “Ho chiesto ai medici del Policlinico di Catania di attivarsi, di far sapere all’esterno quello che sta succedendo, di far sentire agli altri la nostra voce – propone – non si possono lasciare le persone in queste condizioni, senza sapere come evolve la malattia”.

Basile è uno dei medici che raccolgono direttamente i timori dei pazienti: “Le persone in lista d’attesa ci chiamano in lacrime, non avere un orizzonte, una data su quando saranno sottoposti all’intervento è terribile, abbiamo centinaia di persone solo qui da noi, per diverse patologie, in questa situazione” Cognetti dal canto suo punta il dito contro la mancanza di ascolto di questa drammatica situazione: “Il ritardo nelle operazioni dei pazienti con tumore è gravissimo, poichè in oncologia solo il 10-20% dei casi rientra nella definizione di emergenza. Tutti gli altri ne sono fuori. Lo diciamo da due anni, da quando i pazienti Covid hanno riempito i letti degli ospedali, ma nessuno ci ascolta”.

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