Migranti, minori non accompagnati, donne incinte: il governo vara il decreto vergogna

Per molti aspetti, ancor più ignobile, disumano, dei tanti miserabili decreti anti migranti messi in fila da un governo pericoloso, zeppo di razzisti, securisti in servizio permanente

Migranti, minori non accompagnati, donne incinte: il governo vara il decreto vergogna
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

27 Settembre 2023 - 13.59


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E’ il decreto Vergogna. Per molti aspetti, ancor più ignobile, disumano, dei tanti miserabili decreti anti migranti messi in fila da un governo pericoloso, zeppo di razzisti, securisti in servizio permanente effettivo, amici di autocrati xenofobi e finanziatori di associazioni criminose, come la cosiddetta Guardia costiera libica.

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Forti con i deboli

Rimarca Francesco Grignetti su La Stampa: “Era un indubbio problema, l’arrivo in massa di minori stranieri non accompagnati, 11.650 quelli registrati quest’anno dal ministero dell’Interno. E i centri dedicati sono andati in tilt. Quindi ecco l’idea del governo di rovesciare il tavolo: basta non classificarli più come minori, o quantomeno prevedere controlli medici per tutti quelli che non sono palesemente adolescenti, e il gioco è fatto. Oggi il governo varerà un decreto che riscrive pesantemente la legge Zampa a tutela dei minori stranieri. La stragrande maggioranza di quelli che finora erano considerate figure fragili, da domani diventeranno particolarmente esposti. Anche perché se verrà dimostrato che l’età dichiarata è un falso, ciò sarà sufficiente per un’espulsione. Che questo significhi che poi un eventuale diciottenne africano colto sul fatto sia davvero rimpatriato, sarà da vedere. Nel frattempo però troverà sbarrate le porte dell’accoglienza di Stato. E non graverà, come è oggi, per 100 euro al giorno sul bilancio del Viminale. Il decreto che dà un’ulteriore stretta ai migranti, in particolare quelli minori, era atteso da settimane. A leggere i testi, si rivela di una durezza inusitata. Dei minori che prima erano presi in carico con sollecitudine, e in pratica bastava un’autodichiarazione, per essere inseriti nel corridoio protetto dei minorenni, s’è detto. In ogni caso cade un muro: in caso di momentanea indisponibilità di strutture speciali per i minori, un prefetto potrà «disporre la provvisoria accoglienza del minore di età non inferiore a sedici anni in una sezione dedicata nei centri e strutture ordinarie». Unico limite, questa mescolanza tra minori e adulti non dovrà superare i novanta giorni».

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S’indigna la senatrice dem Sandra Zampa, che fu ispiratrice della legge: «Decidere, come annunciato dal governo, che possono essere accolti in promiscuità con gli adulti significa ripartire dal via, dalla disastrosa situazione che ha preceduto l’approvazione della legge, quando nel caos generale, i minori non accompagnati scomparivano, venivano reclutati da organizzazioni malavitose, sfruttati sessualmente, reclutati per il lavoro nero».

Le donne incinte, poi, vengono eliminate dalle categorie di persone ritenute vulnerabili e perciò meritevoli di un’accoglienza particolare. All’articolo 17, tra le persone portatrici di esigenze particolari, le parole «in stato di gravidanza» vengono soppresse. Insorgono le opposizioni. Commenta Angelo Bonelli, Avs: «Un’altra schifezza. Le donne incinte non verranno considerate persone vulnerabili e andranno nei centri di detenzione. È il governo della vergogna». Palazzo Chigi interviene però con una nota ufficiale per dire che il senso della norma è l’opposto di quello che si è capito: vulnerabili da ora in poi saranno considerate tutte le donne, non soltanto quelle in stato di gravidanza. «Si tratta di un forte rafforzamento, quindi, della tutela delle donne migranti».

Il decreto prevede anche la cancellazione delle richieste di asilo internazionale quando lo straniero non si presenta presso l’ufficio di polizia per la verifica dell’identità e per la formalizzazione della domanda di protezione. Non basterà la prima indicazione al momento dello sbarco. «La manifestazione di volontà precedentemente espressa non costituisce domanda secondo le procedure previste e il procedimento non è instaurato».

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Per gli stranieri sottoposti a misure di sicurezza, infine, ossia quelli che abbiano avuto comportamenti violenti, «l’espulsione è disposta dal prefetto» per gravi motivi di pubblica sicurezza, in analogia con quell’espulsione speciale che può essere disposta «per gravi motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato dal ministro dell’Interno».

Una misura straordinaria che per anni è stata utilizzata con il contagocce e solo per i sospetti di terrorismo internazionale ora potrebbe diventare una prassi. L’espulsione potrà essere disposta anche nei confronti dei richiedenti asilo o chi gode di un permesso di soggiorno di lunga durata e anche se soggetti a misure di prevenzione e persino quelli con procedimenti penali in corso. Basterà essere considerati socialmente pericolosi per essere espulsi”.

I tutori volontari

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Di grande interesse è il report di Luisa Santangelo per Fanpage.it: “Nell’ultimo rapporto semestrale del Ministero delle Politiche sociali sui minori stranieri non accompagnati, di “tutori volontari” si parla una volta sola. In una pagina di approfondimento a cura dell’Unicef. È l’ong a parlare della necessità della “nomina tempestiva” di “figure di riferimento che possono supportare nei passaggi legali, nel reinserimento scolastico e nei percorsi di inclusione sociale”. Eppure, spesso, le nomine vanno a rilento. E il risultato è che il numero di tutori volontari si riduce, mentre molte delle persone formate per esserlo restano in attesa di una nomina che non arriva.

I numeri dei minori stranieri non accompagnati

“Quello che riguarda i tutori volontari è un problema su più livelli”, spiega Rita Gentile, presidente dell’associazione AccoglieRete, che lavora a Siracusa dal 2013 proprio nell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Secondo i dati del Ministero, aggiornati al 30 giugno 2023, “risultano presenti in Italia 20.926 minori stranieri non accompagnati”, dei quali 4.621, pari al 22,1% del totale, sono accolti in Sicilia. Segue la Lombardia, con numeri quasi dimezzati rispetto a quelli dell’Isola. “Al momento, a Siracusa abbiamo 16 tutori volontari iscritti nel registro del Tribunale per i Minorenni. Di questi, solo quattro sono stati nominati tutori di minori”, continua Gentile.

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E i numeri non migliorano se si guarda a città più grandi. Nella vicina Catania i tutori volontari sono circa 240, di cui neanche la metà ha ricevuto una nomina. Secondo quanto appreso da Fanpage.it, inoltre, dei 75 tutori volontari siciliani che hanno concluso il corso di formazione del 2023, promosso dal Garante per l’infanzia e l’adolescenza, a nessuno sarebbe ancora stato affidato alcun minore. Eppure, soprattutto mentre in tutt’Europa si parla di Lampedusa, i minorenni migranti a cui affidare una tutela volontaria di certo non mancano.

Il ruolo dei tutori volontari

“Il nostro ruolo – prosegue Rita Gentile – è di accompagnare i ragazzi e le ragazze nel loro percorso all’interno delle comunità. Ci occupiamo di aiutarli nel disbrigo delle pratiche legali, ma anche e soprattutto di aiutarli a costruire una rete sociale, di passioni, interessi, di reale integrazione”. Come previsto dalla legge Zampa, la stessa che il governo Meloni dichiara di volere rivedere in maniera più restrittiva, i tutori volontari sono comuni cittadini che, senza alcun compenso, accettano di farsi carico della responsabilità dei minori. Anche seguendo in prima persona l’iter burocratico per l’ottenimento dei permessi di soggiorno. “A volte arrivano ragazzi che hanno 17 anni, quanto è importante che ottengano la carta di soggiorno rapidamente? Altrimenti perdono accesso a diritti che pure avrebbero”.

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Secondo l’associazione nazionale Tutori in rete, costituita a giugno 2023 con l’obiettivo di riunire le associazioni e i tutori volontari del Paese, “sono ancora troppo pochi i Msna per i quali avviene la nomina tempestiva di un tutore volontario. Non solo a causa dell’esiguo numero di tutori volontari formati rispetto al numero di Msna presenti, ma anche per effetto di procedure di nomina in certi casi ancora poco efficienti”. E che prediligono, per esempio, la nomina di avvocati quali tutori dei minori. Un fatto che rischia di sovraccaricare i legali che si rendono disponibili e, allo stesso tempo, rischia altresì di privare i giovani e le giovani di un rapporto umano che si rivela indispensabile.

Le storie di tutori e tutrici

“Sono diventato un tutore volontario nel 2013 – racconta a Fanpage.it Giuseppe Pisano, 60 anni – Era un momento in cui a Siracusa c’erano sbarchi di continuo, c’erano tantissimi minori e ho sentito l’esigenza di fare qualcosa”. All’inizio gli sono stati affidati tre ragazzi guineani, che si sono spostati rapidamente dalla Sicilia verso il Nord Italia e, infine, verso l’estero. Per anni nessun’altra nomina, fino al 2018, quando gli è stato assegnato un bambino di dieci anni proveniente dalla Nigeria e ospitato in una comunità di Palazzolo Acreide. “Ora ha 15 anni, ha cominciato le superiori, è un ragazzo straordinario – dice Pisano – È diventato campione regionale della sua specialità di atletica leggera. E adesso ha ottenuto l’affidamento in una famiglia”.

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Un desiderio che lo stesso ragazzo aveva espresso più volte e che si è concretizzato a luglio 2023. Dopo che la famiglia affidataria, che lo aveva conosciuto sul campo di atletica, ha terminato le pratiche. “Lui è pieno di risorse – conclude Pisano – Io faccio la mia parte, come posso. Ma essere il suo tutore è una cosa che mi dà tanto”.

Allo stesso modo, dà tanto a Maria Di Maggio, 42 anni, tutrice volontaria dal 2017. “Significa prendersi delle responsabilità, accettare di essere amica e punto di riferimento. Quando questi ragazzi arrivano hanno solo la comunità, noi tutori diventiamo un po’ la loro famiglia, si crea un rapporto di fiducia”. Mentre parliamo, Di Maggio riceve via email la foto del passaporto appena ottenuto da uno dei suoi ragazzi, ormai maggiorenne. “Ne ho seguiti cinque in tutto, quelli che sono diventati maggiorenni li sento ancora”. Adesso è la tutrice di un ragazzo che a febbraio compirà 18 anni e viene dalla Guinea, e di un 15enne pakistano arrivato in Italia sei mesi fa.

“Le difficoltà ci sono. I tutori volontari sono pochi, si sa poco di questa figura e, se non si viene nominati mai, si riducono anche le occasioni per cui sia il passaparola a reclutare nuove persone – continua la donna – In più capita che il tribunale ti affidi giovani anche geograficamente lontani dal luogo in cui tu vivi, cosa che aumenta le difficoltà di costruzione del rapporto e di inserimento. Ma la legge Zampa dà una possibilità bellissima, anche se ancora non funziona bene. Come si può restringerla più di così?”.

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Il fenomeno della migrazione di minori in Italia

Da un Rapporto di Save the Children: “A partire dagli anni ‘90 il fenomeno della migrazione di minori non accompagnati in Italia ha assunto proporzioni sempre più rilevanti, rivelandosi negli ultimi due decenni in tutta la sua complessità. Nei decenni sono cambiate le nazionalità prevalenti e le rotte migratorie, elementi che dipendono in larga parte dagli accadimenti geopolitici e climatici del mondo che ci circonda. 

Da quel momento la strada che ha portato all’attuale sistema di accoglienza è stata costellata di tentativi, sperimentazioni e sovrapposizioni, che la legge 47 del 2017, che istituisce un sistema di protezione dedicato ai minori stranieri non accompagnati, mira a risolvere. La legge 47 è una legge di iniziativa parlamentare approvata con un ampio consenso, che è stata fortemente voluta da noi di Save the Children e da altre organizzazioni attive per i diritti umani. La legge è stata riconosciutacome un modello dalle istituzioni europeeper le innovazioni che introduce nell’ordinamento. 

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Nonostante i minori non accompagnati siano quindi una presenza regolare nel nostro Paese, non sono mai stati creati i centri governativi di prima accoglienza previsti dalla legge. 

Nonostante ciò, negli ultimi anni, il numero delle strutture dedicate alla prima accoglienza dei minori si è ridotto, con un conseguente prolungamento della permanenza presso gli hotspot o, addirittura, in strutture temporaneamente dedicate allo scopo presso le aree di sbarco. Anche i Centri di Accoglienza Straordinaria, che dovrebbero rappresentare la soluzione di ultima istanza, contavano al 31 dicembre 2021 soltanto 519 posti. Guardando al trend relativo ai posti finanziati nei CAS dal 2018 al 2021, appare evidente che l’intento di distribuire i minorenni sull’intero territorio nazionale al loro arrivo è stato via via disatteso, sino a concentrare in Sicilia e in Calabria la quasi totalità dei CAS minori attivi a fine 2021. 

Lo scenario attuale del sistema di prima accoglienza in Italia, presenta diverse criticità e tra le principali evidenziamo:

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  • Mancanza di un vero e proprio sistema di accoglienza, con un centro per ogni Regione che risponda agli standard previsti dalla Legge.
  • Insufficienza dei posti in prima accoglienza rispetto al numero degli arrivi, che determina anche un elevato numero di minori che rimangono «su strada» in attesa di un collocamento in un luogo sicuro.
  • Carenze nel un coordinamento fra le istituzioni competenti e i servizi
  • Permanenza dei minorenni presso aree di sbarco e hotspot, luoghi inadeguati a loro, e nei centri di prima accoglienza oltre il limite dei 30 giorni previsti da norma.

Guardando i dati sui minori stranieri non accompagnati forniti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per il 2022, se il 52% di giovani ha lasciato i sistemi di accoglienza per passaggio alla maggiore età, e il 10% per motivi quali l’affido, il rintraccio dei genitori o di adulti legalmente responsabili, il rimpatrio volontario e assistito o la relocation una percentuale significativa pari al 38% esce dalle strutture per allontanamento volontario. [7] Si tratta di dati molto interessanti perché potrebbero riguardare minori che scivolano nei mercati dell’illecito o del lavoro in nero cadendo nelle reti di trafficanti e sfruttatori. 

  • Il 3,6% della popolazione mondiale sono migranti e il 13% circa è costituito da minori. 
  • Il 39% dei minori migranti si trova in Asia, il 20% in Europa e il 18% in Africa. 

Questi bambini e adolescenti hanno bisogno di sicurezza e di una possibilità di ricostruire la propria vita. Ci impegniamo in prima persona nell’assistenza e protezione dei minori migranti e rifugiati, intervenendo nei paesi di partenza, transito e destinazione”.

La risposta del governo è il decreto Vergogna.  

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