Oggi come oggi, il sistematico invito all’odio per chi si schiera con i più deboli, non risparmierebbe neanche San Francesco. Probabilmente pure Gesù, figlio di Dio, che si fece uomo per questo, per stare al fianco con gli ultimi e per difenderli dalle ingiustizie. Perchè oggi accade che l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice riceva una valanga di attacchi sui social solo perché, due giorni fa, in occasione della preghiera interconfessionale nel mare di Trapani, per il migliaio di dispersi durante il Ciclone Harry, aveva richiamato al valore del soccorso e dell’accoglienza, accusando le scelte politiche di Europa e Italia. Apriti cielo, ne è scaturita un’onda di reazioni sui social, violenti insulti che hanno voluto colpire il prelato da sempre sensibile ai temi dei migranti, del dialogo interculturale e delle periferie, sotto scorta da anni anche per le sue posizioni contro la mafia.
Nel suo messaggio indirizzato a Mediterranea saving humans, don Corrado, come lo chiamano i fedeli, vicepresidente della Conferenza episcopale siciliana con delega alle Migrazioni, aveva scritto: “Queste vittime – questi volti e questi corpi cancellati dei poveri – sono l’ennesimo frutto delle scelte disumane dell’Europa e dell’Italia capaci solamente di legiferare contenimento e abbandono e di colpevolizzare come criminali quanti prendono il largo come ‘pescatori di uomini di donne’ in balia delle onde”.
Questi corpi umani che il mare ha riconsegnato, per il vescovo Lorefice, “sono una chiara denuncia di chi per mera propaganda populista rivendica il risultato della riduzione degli sbarchi. Questi sono corpi umani. Come i nostri. Con una loro storia, relazioni, desideri, sofferenze, attese. Abbiamo negato loro il diritto a una vita dignitosa, alla mobilità, alla libertà. Non li abbiamo accolti. Non siamo andati a cercarli sulla rotta del Mediterraneo centrale. Abbiamo ora il dovere, con la cenere in testa, di porre in essere le procedure necessarie per l’identificazione dei corpi riaffiorati e di dare certa e degna sepoltura alle vittime. Non possiamo disattendere la richiesta dei familiari che, dilaniati dalla sofferenza, cercano i propri cari”.
A sostegno dell’arcivescovo di Palermo, si schiera la Sicilia migliore, realtà come l’Arci e associazioni attive nelle periferie, oltre che docenti universitari come Alessandra Sciurba, associata di Filosofia del diritto nell’ateneo di Palermo, dove coordina la Clinica legale Migrazioni e diritti: “A lui vogliamo esprimere profonda riconoscenza per le parole pronunciate sulle morti nel Mediterraneo, nei giorni in cui quel mare restituisce alcuni tra i poveri corpi delle mille persone annegate durante l’uragano Harry. Perché quel mare non ha colpa per la loro morte, e don Corrado, ancora una volta, nel silenzio delle istituzioni laiche, non ha esitato, come già aveva fatto Papa Francesco, a nominare forte e chiaro le responsabilità delle politiche che invece l’hanno direttamente provocata, chiudendo ogni possibilità di partire legalmente dai Paesi di origine e quindi favorendo come unica alternativa quei trafficanti che pure i governanti dicono di voler combattere. Solidarietà dal PD:”Lorefice – dice – è testimone di una Chiesa vicina agli ultimi e ai più fragili e nascosti”.
