L’eccezionalità dell’evento nonspiega tutto. Ci sono, infatti, anche i Piani di emergenza comunali e la scelleratezza di chi continua a non occuparsi del territorio, se non con colate di cemento. Il senatore sardo del M5S, Roberto Cotti- si legge in una nota – aveva segnalato per tempo la grave situazione isolana, lo scorso 14 settembre, con una nota che denunciava il ritardo dei Comuni sardi nella redazione, aggiornamento e presentazione dei Piani di emergenza comunali, ovvero del fondamentale strumento di protezione civile con il quale le amministrazioni locali si prefiggono di prevenire, fronteggiare e gestire le emergenze derivanti da calamità che possono verificarsi nel territorio comunale, con le modalità di informazione dei cittadini.
Ebbene, ancora oggi in gran parte della Sardegna tali obbligazioni di legge continuano ad essere colpevolmente ignorate e la situazione, preoccupante (www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/piani_di_emergenza_sardeg.wp), ci dice che solo 233 su 377 Comuniisolani hanno provveduto in merito (il 62% del totale), fatto che pone la Sardegna al quintultimo posto tra le Regione nella graduatoria nazionale (che riporta una media di soddisfacimento della normativa pari a 75%). Tanto per fare un esempio, scorrendo i dati del dipartimento della Protezione Cvile si scopre che il comune di Arzachena, territorio ove sono state registrate 3 vittime, non risulta in regola.
E’ bene ricordare chela legge n. 100 del 12 luglio 2012 imponeva un termine di 90 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento di riordino della protezione civile per la revisione e approvazione dei Piani di emergenza comunale, da redigersi secondo criteri e modalità stabilite dalla Protezione Civile (Presidenza del Consiglio) e dalle Giunte regionali.
“Quante morti si possono evitare se i cittadini sono informati per tempo, se sono messi a conoscenza dei piani di emergenza e su come comportarsi in caso dicalamità?”. Se lo chiede il senatore Cotti, che aggiunge: “Quante vite si possono salvare se le autorità locali sono dotate di un Piano di emergenza funzionale e subito operativo, di strutture e mezzi idonei pronti ad essere utilizzati, insomma, di una efficiente macchina di soccorso e di protezione civile?”.
“Ma soprattutto- conclude il senatore sardo – è mai possibile che il governo in carica, nella legge di Stabilità di prossima discussione, abbia stanziato poco più di qualche decina di milioni di euro per combattere il rischio idrogeologico e che il governatore sardo Cappellacci si ostini a promuovere un nuovo Piano paesaggistico regionale che non farà altro che aggiungere cemento al cemento e quindi dissesto al dissesto del territorio?”
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