Berlusconi (FI): "L'Italia è in guerra visto che forniamo le armi a Kiev"

Il leader di Fi giustifica Putin: "Un leader mondiale che doveva avvicinare Putin per la mediazione gli ha dato del criminale di guerra, la Nato ha detto che l'indipendenza del Donbass non sarà riconosciuta. Così Putin non si siede al tavolo"

Berlusconi (FI): "L'Italia è in guerra visto che forniamo le armi a Kiev"
Silvio Berlusconi
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17 Maggio 2022 - 09.15


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Silvio Berlusconi interviene sulla posizione dell’Italia nel conflitto: “Non abbiamo leader nel mondo, non abbiamo leader in Europa. Temo che questa guerra continuerà, siamo in guerra anche noi perché gli mandiamo le armi. Adesso dopo le armi leggere mi hanno detto che gli mandiamo carri armati e cannoni pesanti, lasciamo perdere, cosa significa tutto questo? Che avremmo dei forti ritorni dalle sanzioni sulla nostra economia e ci saranno danni ancora più gravi in Africa e allora è possibile che si formino delle ondate di profughi e questo è un pericolo derivante dalla guerra in ucraina. Bisogna pensare a qualcosa di eccezionale per far smettere a Putin la guerra”, ha spiegato il leader di Forza Italia.

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“Un leader mondiale che doveva avvicinare Putin al tavolo della mediazione gli ha dato del criminale di guerra e ha detto che doveva andare via dal governo russo. Un altro, segretario della Nato, ha detto che l’indipendenza del Donbass non sarebbe mai riconosciuta. Capite che con queste premesse il signor Putin è lontano dal sedersi ad un tavolo”, ha ricordato Berlusconi.

“Io dal 2002 ho chiesto all’Europa di darsi una voce sola in politica estera e una forza armata comune perché nessun Paese avrebbe la forza di difendersi da solo”, ha sottolineato Berlusconi parlando a un’iniziativa a Treviglio.

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“Con una forza comune si diventava una potenza militare mondiale e come tale ci si poteva sedere al tavolo del consiglio del mondo dove siedono gli Stati Uniti, la Russia, il Giappone e la Cina. Adesso non contiamo niente nel mondo e quindi insisto ancora perché si addivenga a questa comunione nella politica estera e negli eserciti”, ha concluso.

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