Primarie Pd, Bindi: "Bene il programma di Schlein, ma non vedo la visione sui grandi temi"

Primarie Pd, Rosy Bindi: "Quando sei all'opposizione quello che conta è la visione, riuscire a convincere le persone che sarai capace di dare risposte alle grandi sfide del momento. E nelle parole di Elly Schlein non ho riconosciuto questo progetto».

Primarie Pd, Bindi: "Bene il programma di Schlein, ma non vedo la visione sui grandi temi"
Rosy Bindi
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28 Febbraio 2023 - 12.12


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Rosy Bindi guarda con curiosita alla vittoria di Elly Schlein alle primarie del Pd e, in un’intervista a La Stampa, fissa alcuni punti attraverso i quali dovrà passare il cammino dei democratici. Senza lesinare qualche critica preventiva.

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«Non è una sfida semplice mantenere fede alla promessa di cambiamento e tenere unito il partito – aggiunge -. Sicuramente questo voto chiude la fase del renzismo. Ma lascia ancora un residuo, non marginale», cioè «la voglia di affidare a una leadership nuova tutto il cambiamento, l’idea diffusa `adesso arriva lei e fa la sinistra´”.

I punti programmatici di Elly Schlein «vanno bene» e «mi piace quello che ha detto. Va bene parlare di salario minimo, ma se sei all’opposizione non dipende da te farlo – sottolinea -. Quando sei all’opposizione quello che conta è la visione, riuscire a convincere le persone che sarai capace di dare risposte alle grandi sfide del momento. E nelle sue parole non ho riconosciuto questo progetto».

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«Mi sarebbe piaciuto che come primo atto fosse andata a Crotone. Un gesto simbolico che vuol dire: sull’immigrazione, che non è un’emergenza ma un fenomeno strutturale, si costruisce una nuova sinistra. E domenica notte non l’ho sentita parlare della guerra». Comunque avere per la prima volta una donna segretaria del Pd «è un’ottima notizia».

Tuttavia il fatto che per la prima volta sia eletta segretaria una candidata arrivata seconda nel voto tra gli iscritti, per Rosy Bindi deve portare a «interrogarsi sullo strumento delle primarie. Non per abolirlo, ma per farlo diventare qualcosa di più costruttivo: secondo me, dovrebbe poter votare solo chi partecipa al dibattito del processo costituente». Inoltre «tra la vita interna del partito e chi ne ha a cuore le sorti ma non ne fa parte, c’è una distanza che va colmata». Rosy Bindi resta dell’idea «che lo scioglimento c’è stato nei fatti con il voto di domenica: è evidente che quello che c’era non andava più bene».

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