San Lorenzo in Lucina: il restauro compiacente trasforma un cherubino nel ritratto di Giorgia Meloni

Dopo gli interventi di restauro, il volto dell’angelo non si limita a somigliare, ma appare praticamente identico alla “Ducetta” in carne e ossa.

San Lorenzo in Lucina: il restauro compiacente trasforma un cherubino nel ritratto di Giorgia Meloni
San Lorenzo in Lucina il cherubino restaurato
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31 Gennaio 2026 - 15.00


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Non è uno scherzo: uno dei cherubini restaurati nella basilica di San Lorenzo in Lucina sembra essere diventato il ritratto esatto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Dopo gli interventi di restauro, il volto dell’angelo non si limita a somigliare, ma appare praticamente identico alla “Ducetta” in carne e ossa. La notizia è stata rilanciata da la Repubblica, che pubblica la foto che ha subito fatto discutere tra ecclesiastici e politici.

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Stupore e imbarazzo nella diocesi

Secondo l’Ansa, le prime reazioni nella diocesi di Roma sono state di stupore e imbarazzo. Non risultano precedenti di simile “ritocco politico” nel patrimonio artistico italiano. A intervenire è stato monsignor Daniele Micheletti, Rettore del Pantheon e della basilica: “Ho letto stamattina il giornale con la notizia e sono andato a vedere stamattina il restauro, in effetti una certa somiglianza c’è, ma bisognerebbe chiedere al restauratore perché l’ha fatto così, io non lo so”.


“Io avevo chiesto di restaurare la cappella esattamente com’era. Ora non lo so le fattezze di un volto se sono proprio quelle, lì l’angelo c’era e c’era in quel modo”.

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Parole che, a leggere tra le righe, sembrano sottolineare il disorientamento di chi si trova davanti a un cherubino trasformato in copia carbone della premier.

Insorge il Pd

Immediata la reazione politica. Il Pd chiede l’intervento del ministro della Cultura Alessandro Giuli e della Soprintendenza, denunciando una possibile violazione del Codice dei beni culturali:

“Chiediamo che il ministro della Cultura Alessandro Giuli attivi immediatamente la Soprintendenza di Roma. Quanto emerso non è accettabile. L’ipotesi che un intervento di restauro su un bene tutelato possa aver prodotto un’immagine riconducibile a un volto contemporaneo rappresenta una potenziale e grave violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che vieta alterazioni arbitrarie, personalizzazioni e interventi non strettamente fondati su criteri scientifici e storico-artistici”, ha scritto in una nota la capogruppo del Pd in commissione Cultura della Camera, Irene Manzi.

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“Il patrimonio culturale italiano non può essere piegato a letture improprie né tantomeno trasformato attraverso operazioni che ne compromettano l’autenticità e il valore storico”, ha aggiunto.
“Indipendentemente dal fatto che si tratti del volto di Giorgia Meloni, riteniamo indispensabile un intervento immediato della Soprintendenza, finalizzato ad accertare i fatti, verificare la regolarità degli interventi effettuati e disporre il ripristino. La tutela dei beni culturali è un dovere pubblico e una responsabilità istituzionale che non ammette ambiguità né ritardi”.

Avs: un culto della personalità angelico

Ancora più netto il giudizio di Alleanza Verdi e Sinistra:

“Siamo basiti e increduli, chiediamo che il ministro della Cultura Alessandro Giuli verifichi e, nel caso, si attivi subito con le soprintendenze per rimuoverla”, ha detto il capogruppo Avs in commissione Affari costituzionali della Camera, Filiberto Zaratti.
“Se tutto fosse confermato ci troveremmo davanti a un gigante e inaccettabile esempio di culto della personalità come non se ne vedeva dai tempi del fascismo”.

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Un cherubino diventato “ritratto ufficiale” della premier: un esempio di servilismo angelico, in cui il volto del capo viene elevato a icona tra le nuvole e le ali. Tra restauri, pennelli e dorature, la Ducetta non si limita a governare: ora sorveglia anche dall’alto dei cieli barocchi.

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