Come se non fossero bastate le note intemerate del ministro della giustizia Carlo Nordio sulla necessità di subordinare la magistratura agli ordini del governo, ci si è messa pure la sua capo di gabinetto, Giusy Bartolozzi che, in spregio al rispetto delle istituzioni che il suo ruolo dovrebbe imporle, ha dichiarato: “Faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle: votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione”.
Da queste improvvide affermazioni si evince che Bartolozzi vorrebbe tacitare in via definitiva il potere giudiziario di questo paese. Nel suo auspicio – che sembrerebbe essere quello di una svolta autoritaria – i pesi e contrappesi costituzionali che garantiscono l’equilibrio e il reciproco controllo dei poteri dello stato dovrebbero venire meno. Bartolozzi a quanto pare sogna un paese in cui si possano “togliere di mezzo” i magistrati, in modo da assicurare l’assoluta impunità alle classi dirigenti e incidentalmente anche a tutti i cittadini delinquenti, perché è chiaro che quando si allargano le maglie per far passare alcuni, poi finisce che ci passano tutti.
È comunque stupefacente il candore con cui ha ammesso che lo scopo di questa riforma è esattamente questo: levare di torno i magistrati.
Del resto, Nordio ha già anticipato in varie occasioni che – qualora al referendum vincesse il sì – il prossimo passo sarebbe quello di emanare gli ultimi decreti attuativi della sciagurata riforma Cartabia in base alla quale sarà il Parlamento a stabilire quali reati dovranno essere perseguiti in via prioritaria.
Il che sarebbe la pietra tombale sulla possibilità da parte dei PM di indagare i politici, i loro parenti e i loro amici.
Ma Bartolozzi fa riferimento sicuramente anche a un altro aspetto sconcertante di questa riforma costituzionale.
La riforma Nordio, infatti, prevede quel bizzarro organismo dal nome altisonante di “Alta Corte” cui viene affidata la funzione di comminare sanzioni disciplinari ai magistrati, senza che si possa praticamente fare appello. Sembra incredibile, ma nel caso in cui un magistrato subisse una sanzione disciplinare, potrebbe fare appello soltanto alla stessa Alta Corte che lo ha appena sanzionato. Per pudore, la riforma stabilisce che l’appello venga giudicato da un magistrato diverso, con buona pace della tanto decantata “terzietà” del giudice, dal momento che i giudici di primo grado e quelli d’appello lavorano nella stessa istituzione.
Tutto ciò in barba al famigerato garantismo continuamente invocato dalla destra, ma solo quando bisogna difendere Daniela Santanchè, Andrea Del Mastro, o la stessa Giusy Bartolozzi (già indagata per false attestazioni ai pubblici ministeri sul caso Almasri).
L’Alta corte, peraltro, è composta di tre membri nominati dal presidente della repubblica, tre scelti dal parlamento – in realtà estratti a sorte da una lista predeterminata, dunque nominati – e sei sorteggiati fra i magistrati. Tenendo presente che le elezioni politiche si terranno nel 2027 e il presidente della repubblica sarà eletto dal parlamento nel 2029, l’Alta Corte avrà 6 membri su 12 simpatizzanti per la stessa parte politica, cioè la maggioranza di governo.
Il sorteggio assoluto per la parte togata completerà il capolavoro, poiché basterà che soltanto un magistrato sorteggiato su sei sia amico della maggioranza, affinché il governo controlli anche l’Alta Corte.
Ed ecco che la stessa maggioranza – di qualunque colore sia – comanderebbe su tutti e tre i poteri del fu stato liberale.
Tutto ciò ce lo stanno dicendo da mesi Nordio, la senatrice leghista Simonetta Matone ignara di parlare davanti alla stampa, e ora perfino la capo di gabinetto del ministro della giustizia.
D’altronde, quando la stessa Meloni invoca a gran voce la fine delle “invasioni di campo” della magistratura, intende esattamente questo: un governo sciolto da vincoli, regole, controlli, che possa operare a proprio arbitrio senza rendere conto né al Parlamento, la cui funzione è ormai ridotta all’approvazione dei decreti legge del governo, né alle istituzioni di controllo dei conti pubblici (la Corte dei Conti è già stata messa a tacere da una recente riforma), né tantomeno alla magistratura.
Tutti noi elettori dovremmo tenere a mente che nel momento in cui la legge dovesse cessare di essere uguale per tutti, il congedo dallo stato liberal-democratico diventerebbe inevitabile.
