Meloni se la prende con l’Istat perché il deficit non le torna: ma i numeri non sono al servizio del governo

Estremisti di destra, autocrati e dittatori sono tutti uguali: non vogliano organismo di controllo e quando non riescono ad abolirli tentano di delegittimarli.

Meloni se la prende con l’Istat perché il deficit non le torna: ma i numeri non sono al servizio del governo
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24 Settembre 2026 - 12.27


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Estremisti di destra, autocrati e dittatori sono tutti uguali: non vogliano organismo di controllo e quando non riescono ad abolirli tentano di delegittimarli.

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Giorgia Meloni non ha preso bene quel 3,08% di deficit che lascia l’Italia ancora dentro la procedura europea. E così, invece di limitarsi a contestare il dato, ha messo nel mirino l’Istat e le sue revisioni.

“Sono dispiaciuta, abbiamo fatto un lavoro molto complesso che ci ha portato a ridurre il deficit dall’8,1 al 3,08. Quindi il classico hai fatto 30, eri molto vicino al 31. Stare sotto il 3% ci avrebbe consentito di uscire dall’infrazione in anticipo. Il dato sul deficit mi rammarica anche perché nella stessa giornata in cui l’Istat dice che siamo a 3,08 dice anche che rivede le stime della crescita del 2024. È accaduto ogni anno che dopo un anno sono state riviste in crescita, non so se l’Istat sottostima italiani o il governo e questo mi dispiace, non vorrei che succedesse anche fra tre anni”., ha detto la presidente del Consiglio. Una frase che dice parecchio sul rapporto che la politica dovrebbe avere con chi produce le statistiche ufficiali: i numeri vanno bene quando aiutano la narrazione del governo, diventano improvvisamente discutibili quando la contraddicono.

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Peccato che l’ultima revisione dell’Istat abbia aumentato, non diminuito, il Pil italiano. Per il 2025 il prodotto interno lordo è stato rivisto al rialzo di quasi 7 miliardi e la crescita è passata dallo 0,5 allo 0,6%. Le revisioni non sono una scelta politica: servono ad aggiornare le stime quando arrivano dati più completi e sono previste dalle procedure della statistica ufficiale.

A ricordarlo sono stati gli stessi lavoratori dell’Istat, che hanno reagito alle parole della premier difendendo l’autonomia dell’Istituto. La statistica ufficiale, hanno sottolineato, “non è un’opinione, non è uno strumento del governo né dell’opposizione”.

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