L’elefantino calza l’elmetto e, da aedo dell’esercito più morale al mondo (senza dubbiose virgolette), dichiara guerra mediatica a Naza, ai suoi registi felloni, agli sprovveduti giurati della Mostra del Cinema di Venezia che l’hanno premiato, e a quei creduloni, centinaia di migliaia, di spettatori che hanno affollato le sale cinematografiche per vedere il film documento.
A Naza, Giuliano Ferrara contrappone, come verità assoluta, il documento dell’Idf che, cito testualmente, “smonta il facilismo frivolo e l’ambiguità morale di Naza”.
Facilismo, ambiguità: quella del fondatore de Il Foglio è una sentenza morale, prim’ancora che politica o artistica, contro i registi di Naza.
Neanche l’Ufficio del Portavoce delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) avrebbe saputo fare meglio. Forse perché avrebbe dovuto dare conto alla stampa indipendente, leggi Haaretz e +972, che in Israele resiste e mantiene la schiena dritta.
Per Ferrara “Le carte dell’esercito israeliano dimostrano che il documentario è uno strumento di manipolazione che sfrutta argomenti non provati per affermare una tesi precostituita e inferisce conclusioni senza senso e diffamatorie da fatti completamente distorti o da invenzioni totali”
Qui, caro Giuliano, siamo nel campo della propaganda. Ben confezionata, ben scritta, ma sempre propaganda di parte.
Per Il Foglio chi parla di genocidio a Gaza è un seguace dei terroristi sanguinari e stupratori di Hamas, chi dubita della moralità dell’esercito israeliano è un fellone, antisionista e pure antisemita.
L’elefantino corazzato di granitiche certezze, non ammette dubbi. Il suo manicheismo è assoluto. Scrive Ferrara: “Il compito di chi ha condotto le operazioni militari a Gaza è stato ed è di una difficoltà mostruosa. Per le conseguenze tragiche di una guerra urbana, asimmetrica come si dice, contro un nemico terrorista che apertamente rivendica il sangue delle vittime civili della sua parte come obiettivo da conquistare per il bene della causa[…]I civili e in particolare i bambini distrutti come danni collaterali (secondo l’acronimo Naza) sono la struggente questione che la guerra ha posto in un teatro della crudeltà quotidiano raccontato su tutti gli schermi e commentato o interpretato televisivamente e sui social come uno scontro tra il male, la guerra di Netanyahu e dell’Idf, e il bene, la resistenza di Sinwar e di Hamas.”
Un raffinato costrutto giornalistico che tradotto in parole povere è che quei 20mila bambini uccisi a Gaza sono un doloroso “danno collaterale” da accollare ai sanguinari capi di Hamas. L’esercito israeliano non ha colpe. È immacolato.
Il documento dell’Idf dimostra che il documentario è, anche senza elevare accuse temerarie come il tradimento in tempo di guerra, difficilmente compatibili con una democrazia che fa del suo esercito un vanto e una gloria anche in senso morale, ma semplicemente analizzandone la scaletta e le tecniche narrative,
Nessun dubbio, nessun ripensamento. Ferrara rivendica la giustezza della linea del giornale da lui fondato e diretto oggi dal suo giovane adepto Claudio Cerasa.
Rivendica Ferra: “Sono tre anni che lo ripetiamo. Hamas ha voluto e ottenuto un alto numero di vittime civili della guerra urbana. Era l’obiettivo militare etico da sbandierare per giustificare l’orrore del pogrom del 7 ottobre e rovesciare i rapporti di forza con gli ebrei e il sionismo nell’opinione mondiale, per sabotare gli Accordi di Abramo e promuovere gli interessi anche nucleari dell’Iran sterminazionista. Israele in divisa ha fatto il proprio dovere con errori e tremende sbavature, come succede in ogni guerra, ma nell’insieme con uno scrupoloso codice di comportamento del quale non si è mai tenuto conto nell’opinione antisionista fanatizzata che fiancheggia i jihadisti di Free Palestine.”.
Uno scrupoloso codice di comportamento! I cecchini che bersagliano la folla di disperati che accerchiava i centri di distribuzione dei pochi aiuti umanitari lasciati entrare a Gaza dall’esercito israeliano. Scrupoloso codice di comportamento! Quello che ha portato a radere al suolo ospedali, scuole, sedi delle agenzie umanitarie dell’Onu, tutti target per l’esercito esaltato dal tenente Ferrara. Uno scrupoloso codice di comportamento del quale “non ha mai tenuto conto l’opinione antisionista fanatizzata che fiancheggia i jihadisti di Free Palestine”.
In poche righe, Ferrara ha sparato aggettivi, sostantivi, verbi che neanche Netanyahu, Ben-Gvir… Per il “cecchino” mediatico i milioni di italiani che hanno riempito le piazze per protestare contro il genocidio di Gaza, sono “l’opinione antisionista”. E tali sono, e pure antisemiti, i deputati che voteranno no al ddl in discussione da lunedì alla Camera (in questa gara al cecchinaggio mediatico Giulianone se la deve vedere con il caporale Velardi, direttore della fanzine pro-Isra spacciata come giornale (Il Riformista. Dell’opinione “antisionista” fanno parte anche quelle personalità della diaspora ebraica che hanno denunciato, con coraggio e forza morale, la deriva bellicistica ed etnocratica di quella che Il Foglio e la stampa mainstream considera ancora l’unica democrazia del Medio Oriente. Certo ce ne vuole di faccia tosta e considerazione ipertrofica di se stesso per mettere sul banco degli imputati, dei “traditori” verrebbe da dire, persone come Anna Foa, Stefano Levi Della Torre, Gad Lerner, Moni Ovadia e chiunque abbia “osato” parlare di genocidio, pulizia etnica contro i palestinesi, e messo sotto accusa la destra fasciomessianica che governa lo Stato ebraico.
E poi i “fiancheggiatori di Fre Palestine”: centinaia di associazioni, Ong, i giovani della “generazione Gaza”, gli attivisti della Flotilla 1 e 2, gli intellettuali, gli artisti, cantanti, registi, attori che hanno denunciato la mattanza dei palestinesi. E poi la sinistra che considera Netanyahu un criminale di guerra e che, come tale, dovrebbe essere trattato. La sinistra che, parola dei suoi leader, s’impegna, se vincerà le elezioni e andrà al governo, di riconoscere lo Stato palestinese. La sinistra che denuncia l’apartheid in Cisgiordania e considera, come fanno ex premier israeliani quali Ehud Barak a Ehud Olmert, dei terroristi e non (leggi Giulio Meotti sul Foglio) dei combattenti per Eretz Israel, la linea di difesa avanzata contro quelli che vorrebbero cancellare dalla faccia della terra Israele e il suo popolo. E chissenefrega di B’Tselem, di Pace Now, dei refusnik, dei reporter indipendenti israeliani che continua a documentare i crimini in Cisgiordania e a Gaza, e per questo nel mirino del governo fascista di Tel Aviv e di una destra che parla solo il linguaggio dell’odio e conosce solo la “legge” della forza.
Israele, per i Ferrara, i Cerasa, i Velardi, le Nirenstein, i Galli della Loggia, va difeso sempre e comunque, al massimo è tollerata qualche tiratina d’orecchi, ma leggerissima, amorevole. Al diavolo “Naza”, i suoi registi (ebrei israeliani) i “pacifinti”. Con buona pace dei 74mila palestinesi, in maggioranza donne e bambini, massacrati nella Striscia. Se la prendano con Hamas, l’eroico e morale esercito israeliano ha fatto solo il proprio dovere.
