Curare il cancro con il veleno di scorpione

Grazie alle nanoparticelle possiamo utilizzare alcuni farmaci anti-cancro che prima non risucivano ad attaccare i tessuti tumorali.

Curare il cancro con il veleno di scorpione
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11 Gennaio 2015 - 16.43


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Prendere elementi naturali e modificarli è da sempre un metodo impiegato dalla chimica farmaceutica. Ora, con l’aiuto delle nanotecnologie, i ricercatori stanno riscoprendo sostanze che non erano mai state utilizzate prima d’ora.

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Molte di queste sostanze sono tossine prodotte dalle piante o dagli animali come forma di difesa. Tra queste il veleno di scorpione ha attirato l’interesse dei ricercatori come possibile nuova cura anti-cancro. Contiene un mix di sostanze chimiche di origine naturale chiamate peptidi. Alcuni peptidi sono noti per innescare la morte delle cellule formando pori nella membrana biologica. La morte delle cellule può essere utile se si riesce a definire le cellule da attaccare: ad esempio è efficace se spinge le cellule tumorali ad auto-eliminarsi.

Queste tossine hanno un effetto potente. Ad esempio un piccolo peptide, il TsAP-1, ricavato dallo scorpione giallo brasiliano, possiede sia proprietà anti tumorali che antimicrobiche.

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Sfruttare questi fattori a scopi medici è una sfida difficile perché le tossine hanno un problema: possono eliminare le cellule cancerogene, ma anche quelle sane.

Un metodo per placarne l’effetto nocivo è usare le nanotecnologie affinché i farmaci che le contengono riescano a colpire solo determinati tessuti – in questo caso tumorali – e non altri all’interno del nostro corpo.

Uno studio dell’Università dell’Illinois spiega che alcuni scienziati hanno creato delle capsule sferiche che intrappolano la tossina TsAP-1 derivata dal veleno dello scorpione. Questa tossina incapsulata, ribattezzata NanoVenin, aumenta di dieci volte il potenziale antitumorale contro il cancro al seno.

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La tossina, nella sua forma naturale, non potrebbe essere usata in quanto non abbastanza specifica, ma un avolta incorporato il veleno nelle nanoparticelle si riesce a potenziare l’effetto del farmaco rendendolo utile per i trattamenti antitumorali.

Al momento questa soluzione funziona per il cancro al seno ma i ricercatori possono modificare il rivestimento esterno delle nanoparticelle attaccandovi delle proteine al fine di renderle selettive nei confronti di alcuni tipi di cancro. È anche possibile ricoprire le nanoparticelle con uno strato biodegradabile in modo da ‘intrappolare’ il veleno finché non raggiunge l’area tumorale da colpire. Una volta a destinazione il rivestimento scompare e la tossina può attaccare le cellule cancerogene.

Spesso dei farmaci funzionanti sono stati scoperti ma non messi in commercio. Il problema era far sì che queste soluzioni andassero a colpire esattamente la parte interessata all’interno del nostro corpo. Ora, con lo sviluppo delle nanotecnologie, alcuni farmaci di origine naturale potranno essere messi a disposizione dei pazienti.

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