La Palestina negli ultimi due anni è entrata nel dibattito quotidiano e, da subito, invece che parlarne cercando di ricostruire la storia dell’occupazione, la maggior parte delle forza politiche ha strumentalizzato, in un verso o in un altro, una lotta che va avanti da decine e decine di anni. Il genocidio è solo l’evoluzione delle politiche di segregazione e di controllo applicate da troppo tempo da Israele. Oggi si parla di “pausa umanitaria”, di “cessate il fuoco” ma oltre che nelle parole dei politici dove sono queste tregue? Ancora una volta le potenze mondiali stanno facendo propaganda sulle vite delle persone innocenti, piegando la realtà ai propri fini.
Il fuoco è cessato ma ogni giorno dei palestinesi muoiono, non c’è un genocidio in corso ma Medici Senza Frontiere non può più entrare nella Striscia, Gaza è pronta a rinascere ma senza che le voci dei palestinesi vengano ascoltate. Cresce il numero di sfollati, di feriti, di morti, di persone che potrebbero salvarsi ma a cui è impedito l’accesso alle cure mediche, o al cibo o a un riparo; la pioggia e il freddo uccidono come le bombe.
Le bombe, quelle che non si sono mai fermate: oggi almeno otto palestinesi sono stati uccisi in nuovi attacchi aerei. Quattro a Khan Younis, nella zona meridionale, secondo fonti dell’ospedale Nasser; altri quattro nel nord, colpiti mentre si trovavano in una tenda per sfollati nell’area di al-Fallujah, come riferito dall’ospedale al-Shifa. Quella di oggi è solo l’ennesima quotidiana violazione del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti lo scorso ottobre; i dati del Ministero della Salute di Gaza parlano chiaro: dall’entrata in vigore della tregua a oggi, sono state uccise oltre 500 persone e più di 1400 sono state ferite.
Dati gravissimi il cui valore è stato finalmente riconosciuto: per oltre due anni sono stati applicati pesi e misure diverse ai dati pubblicati, quelli israeliani venivano riportati come corretti mentre quelli palestinesi come frutto della propaganda di Hamas, gonfiati per far accrescere l’odio verso Israele. E invece adesso un alto ufficiale dell’esercito ha riconosciuto come sostanzialmente attendibile la stima di 71.667 morti dal 7 ottobre 2023, si legge sul quotidiano israeliano Haaretz. In questo conteggio si fa riferimento unicamente alle morti direttamente causate dagli interventi militari dell’IDF, sono escluse tutte le migliaia di persone morte per il freddo, la fame, le malattie, il collasso del sistema sanitario e tutte le persone ancora disperse sotto le macerie. In Palestina oltre ai morti ci sono anche oltre 171mila feriti di cui tantissimi con danni permanenti, molti di questi sono bambini.
Ma in tutte queste stime, questi asettici calcoli, ci sono ancora almeno 1.268 persone che restano sempre escluse dal conteggio delle vittime e sono coloro che sono morti a Rafah, aspettando di essere evacuati mentre l’esercito israeliano continuava a impedire sia agli aiuti umanitari di entrare sia ai palestinesi di uscire. Tra le condizioni della “tregua” di Trump c’era la riapertura di Rafah ma solo per 150 persone in uscita e 50 in entrata al giorno quando ci sono almeno 20.000 persone, tra cui 4.000 bambini, ad avere necessità di urgente evacuazione medica. Inoltre non è consentito l’ingresso di beni o aiuti e quindi le forniture umanitarie essenziali restano bloccate al confine. A Gaza servirebbero almeno 500-600 camion di aiuti umanitari tra cibo e beni essenziali al giorno e invece gli aiuti non arrivano alla metà. Israele sta continuando indisturbato a utilizzare l’acqua e il cibo come armi.
Se a Gaza la situazione è stata riconosciuta come insostenibile, si continua però a non parlare minimamente di Cisgiordania: nei primi due mesi del 2025, sono stati uccisi almeno 13 bambini palestinesi. Il 7 febbraio un bambino di dieci anni è morto dopo essere stato colpito da un proiettile. Due giorni dopo, nel campo di Nur Shams, una donna incinta di otto mesi è stata uccisa insieme al bambino che portava in grembo. Dal 19 gennaio, con il lancio di un’operazione su larga scala nel nord del territorio, sette bambini sono stati di nuovo ammazzati. Tra loro anche un bimbo di due anni e mezzo.
Oltre ai morti, tantissime sono le famiglie che vengono cacciate di casa, le cui abitazioni vengono demolite e gli averi presi. Riporta l’UNICEF che l’escalation nel nord della Cisgiordania, in particolare nell’area di Jenin, Tulkarem e Tubas, ha visto un uso crescente di armi esplosive, attacchi aerei e demolizioni che hanno danneggiato infrastrutture essenziali, interrotto acqua ed elettricità e costretto migliaia di famiglie allo sfollamento. Dal 7 ottobre 2023, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, sono stati uccisi 195 bambini palestinesi. Negli ultimi sedici mesi il numero di minori palestinesi uccisi è aumentato del 200% rispetto ai sedici mesi precedenti.
Queste operazioni portate avanti dai coloni israeliani in terra palestinese continuano a non essere condannate dalla maggior parte dei governi mondiali. Il nostro governo, anzi, ha approvato poco più di due settimane fa il testo base del DDL Romeo, un testo che equipara antisionismo a antisemitismo e andrà a censurare chi critica Israele, come se Stato e religione fossero la stessa cosa. Intanto sono iniziati i lavori del Board of Peace creato da Trump, un tavolo al quale le superpotenze mondiali si giocano il destino della Palestina senza i palestinesi. Un tavolo a cui alla fine anche l’Italia siede come membro osservatore nonostante sia un’organizzazione i cui principi fondativi violano la nostra Costituzione.
Negli ultimi giorni sono esplose anche le ennesime critiche verso la Relatrice Onu Francesca Albanese, critiche basate sulla manipolazione delle sue parole e la distorsione dei fatti, un ennesimo tentativo di far tacere chi da anni semplicemente denuncia la realtà. Gli episodi repressivi, la trattazione internazionale, la farsa-tregua in corso, tutto questo non è altro che la prova di come in Palestina la voce dei palestinesi non ha valore: le potenze economiche globali prendono decisioni sulle lore vite, i loro corpi e le loro terre mentre non vengono mai interpellati e intanto il territorio palestinese è diventato il campo di gioco del neo-colonialismo.
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