“E ven la fin dal mont! Una bambina friulana nel terremoto del 1976” è il libro, curato da Paola Treppo, che racconta il terremoto che colpì il Friuli attraverso gli occhi dei bambini. Pubblicato per il 50º anniversario del terremoto, è stato realizzato con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia.
In quest’opera l’autrice mette in scena sé stessa, il suo passato, la sua famiglia e i valori friulani, aggiungendo la gioia che solo i bambini possono dare durante un evento così catastrofico. Lì dove gli adulti vivevano una disgrazia, i più piccoli scoprivano un altro tipo di mondo, ricordandolo con anche un pizzico di nostalgia.
Paola Treppo, giornalista e scrittrice, mette in luce i buoni sentimenti che emergono dopo una tragedia, come la bontà e la schiettezza di persone che dovevano aiutarsi l’un l’altra per ripartire da zero dopo aver perso tutto.
Il titolo del libro, “E ven la fin dal mont!”, è un’espressione pronunciata dalla nonna della stessa Paola Treppo durante il terremoto avvenuto la sera del 6 maggio. Questo titolo mette ancora più in risalto come eventi così catastrofici, per dei bambini, possano trasformarsi in una nuova avventura: esplorare boschi e autogovernarsi nei villaggi prefabbricati dava loro un senso di responsabilità, vivendo il terremoto come un’occasione che avrebbe segnato per sempre la loro infanzia.
Questo libro mostra anche la resilienza dei friulani, intenti a ricostruire ciò che avevano e che era stato loro sottratto, senza avere il tempo di elaborare il trauma. Non si tratta quindi solo di una ricostruzione materiale, ma anche di quella delle persone, ovvero della capacità di adattarsi, creando così una nuova identità friulana capace di risollevarsi durante i momenti di crisi.
Un altro aspetto rilevante è il ruolo della famiglia, che nel libro appare come un punto di riferimento stabile in un contesto di grande incertezza. I legami familiari diventano un sostegno emotivo essenziale, soprattutto per i più piccoli, contribuendo a dare continuità e sicurezza anche nei momenti più difficili.
L’opera, quindi, non è solo una testimonianza del terremoto del 1976, ma diventa anche uno strumento per comprendere come una comunità possa reagire a un evento traumatico. Attraverso il racconto di esperienze personali, emerge una dimensione collettiva fatta di solidarietà, collaborazione e senso di appartenenza, elementi fondamentali per la ricostruzione non solo fisica, ma anche sociale.
