I conti correnti degli italiani sono sempre più costosi da gestire, mentre continua a crescere anche il valore dei depositi bancari delle famiglie. È quanto emerge da uno studio di Adusbef, l’Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari, che ha analizzato l’andamento dei conti correnti e il valore dei depositi bancari.
Alla fine di maggio 2026, le famiglie consumatrici conservano in banca complessivamente 1.163 miliardi di euro, con forti differenze territoriali. La Lombardia detiene quasi 239 miliardi, pari a circa il 20% dell’intera ricchezza depositata sui conti correnti italiani. Seguono il Lazio con 122 miliardi e il Veneto con 105 miliardi. In fondo alla classifica c’è la Valle d’Aosta, con circa 2,8 miliardi.
Se invece si rapportano i conti correnti alla popolazione residente, Bolzano risulta la provincia con la maggiore media, con quasi 30.400 euro per residente. Seguono Milano con 27.900 euro, Piacenza con 26.800, Sondrio con 26.000 e Belluno con 25.650 euro. All’opposto, Crotone registra la media più bassa, con 9.679 euro per residente, seguita da Sassari con 9.741 euro e Nuoro con circa 10.600 euro.
In dieci anni il valore nominale dei depositi è aumentato del 28,3%, passando da circa 906 miliardi a 1.163 miliardi di euro. Nello stesso periodo, però, l’inflazione complessiva è stata del 23,6%. Con l’aumento dei prezzi, dunque, la crescita della ricchezza si ferma al 4,7%. Tra il 2016 e il 2026 il Trentino-Alto Adige ha registrato l’incremento nominale più elevato, pari al 43,2%, seguito dalla Sardegna con il 42,7% e dal Friuli Venezia Giulia con il 39,7%. Più contenuti nelle Marche (+10,6%) e in Liguria (+14,5%).
È aumentato anche il costo di gestione dei conti correnti. Secondo i dati della Banca d’Italia elaborati da Adusbef, in dieci anni la media è passata da 82,2 a 101,1 euro, con un incremento del 23%, pari a 18,9 euro. A pesare maggiormente sono le spese variabili, legate a bonifici, pagamenti e prelievi: sono aumentate del 34,2%, passando da 26,6 a 35,7 euro. Particolarmente forte l’incremento delle “spese per disposizioni”, cresciute del 62,6%. Più contenuto, invece, l’aumento delle spese fisse, che comprendono canoni e carte: +17,6%, da 55,6 a 65,4 euro.
Secondo il presidente di Adusbef, Antonio Tanza, la crescita dei depositi riflette soprattutto la volontà delle famiglie in un contesto di persistente incertezza economica. Il risparmio infatti non indica un maggiore benessere, può essere anche il risultato della rinuncia ai consumi. È quindi importante che il sistema bancario garantisca condizioni trasparenti e remunerazioni adeguate, tutelando i consumatori e sostenendo la fiducia delle famiglie nell’economia.
