Mps, il “mercato” e il Pd davanti alla contraddizione senese

Siena non ha bisogno né di una banca protetta dalla politica né di una banca incartata e consegnata con il fiocco alla Borsa. Ha bisogno di sapere quale futuro avrà il Monte e quale ruolo resterà alla città e al territorio.

Mps, il “mercato” e il Pd davanti alla contraddizione senese
Elly Schlein
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Marcello Cecconi Modifica articolo

24 Agosto 2026 - 12.33 Culture


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Se una contraddizione è emersa nel Pd, meglio discuterla apertamente che nasconderla dietro comunicati diplomatici. Perché tra la nostalgia del vecchio Monte e la fede nel mercato come profeta infallibile c’è uno spazio politico enorme da dove il Pd e la sinistra potrebbero ripartire. Non chiedersi soltanto chi vincerà la partita, ma quale mercato si vuole e, soprattutto, per chi.

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Elly Schlein, parlando del futuro di Mps, ha detto che il governo non dovrebbe intervenire “a gamba tesa” e che deve decidere il mercato. Una posizione comprensibile, persino condivisibile, se significa chiudere definitivamente la stagione in cui politica, banca e potere locale si tenevano per mano. Siena ha già pagato abbastanza quella confidenza. Ma qui la parola “mercato” non è neutra. Mps non è soltanto un titolo quotato in Borsa ma è lavoro, professionalità, credito, imprese e una parte della storia economica della città. Per questo la frase di Schlein ha messo in difficoltà il Pd senese e toscano, che difendono invece autonomia e radicamento territoriale del Monte.

La contraddizione emerge. Il Pd nazionale dice “decida il mercato”, mentre quello locale teme che il futuro della banca venga deciso soltanto con la calcolatrice degli azionisti. E intorno a questa posizione si ritrovano persino pezzi della destra e della maggioranza comunale, compagnia curiosa per il Pd, che dovrebbe interrogarsi sul perché di questa convergenza.

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Nel frattempo Lovaglio prova a difendere Mps con le stesse armi del mercato: per non essere comprati bisogna diventare abbastanza grandi da comprare. Le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali sono la risposta all’offensiva di Intesa, che ha una certa somiglianza proprio alla difesa perdente di Mediobanca al momento dell’Opas vincente di Mps. Eppure una speranza per Lo Vaglio c’è perché tra Credit Agricole, socio forte (29,9%) di Bpm e Generali, proprietario del 51% di Banca Generali, ci sono grandi affari in comune in Francia. Una strategia industriale legittima, quella di Lo Vaglio, ma non è una fuga dal mercato ma una battaglia dentro lo stesso mercato. E non basta conservare formalmente l’autonomia del Monte per poter dire che Siena abbia automaticamente vinto.

La vera domanda da farsi è quale banca avrà Siena tra cinque o dieci anni, con quanti lavoratori, quali funzioni, quale capacità di finanziare le imprese, quale centro decisionale e quale rapporto con il territorio. Il problema, dunque, non è essere contro il mercato. Il mercato non è una bestemmia, ma nemmeno è una religione alla quale inchinarsi senza farsi domande. Per un azionista conta il prezzo, per un investitore il rendimento, mentre per una città e un territorio contano anche occupazione, competenze, credito, sedi, investimenti e ciò che resta su quel territorio.

Qui sta la difficoltà dell’attuale Pd. Non si può rimpiangere il vecchio intreccio tra politica e finanza che ha mostrato proprio intorno a Mps tutti i suoi limiti, ma non si può nemmeno sostituirlo con il moderno “non disturbate il manovratore (mercato) mentre lavora”. Tra controllo politico e il lasciar fare al mercato c’è uno spazio enorme composto da politica industriale, tutela del lavoro, garanzie occupazionali, responsabilità sociale delle grandi imprese.

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Il Pd dovrebbe spiegare, a Roma, in Toscana e a Siena, cosa significa se “decide il mercato”. Se significa che il governo non deve scegliere a tavolino il vincitore, nulla da dire, ma se significa invece che la politica deve disinteressarsi delle conseguenze sociali, allora il problema diventa serio. La lezione dell’Ilva di Taranto, pur nella diversità delle vicende, dovrebbe bastare a ricordare che una grande decisione economica non è mai soltanto economica. Dietro un piano industriale ci sono lavoratori, famiglie, territori e comunità che pagano il prezzo delle trasformazioni.

E qui dovrebbe stare la sinistra e il Pd in particolare. Non scegliere tra mercato e politica, ma pretendere che il mercato non venga considerato estraneo alla società. Il mercato può decidere chi compra Mps, ma la politica dovrebbe però continuare a chiedersi che cosa quella decisione produrrà per il lavoro e per Siena.

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