Addio a Guido De Maria, l’Emilia che inventava la televisione

La storia di un creativo che insieme a Bonvi e Guccini contribuì a cambiare il modo di raccontare l’Italia.

Addio a Guido De Maria, l’Emilia che inventava la televisione
Guido De Maria con Francesco Guccini
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31 Agosto 2026 - 15.55 Culture


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Se n’è andato a 93 anni, a Modena, dopo aver attraversato una parte importante della storia della televisione, della pubblicità, del fumetto e dell’umorismo italiano. Ma raccontarlo soltanto attraverso i suoi lavori sarebbe quasi un torto. Perché Guido De Maria era, prima di tutto, uno di quegli uomini emiliani che sembravano capaci di trasformare una conversazione, una cena, un incontro casuale in qualcosa di nuovo.

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La sua storia è inseparabile da quella di Francesco Guccini due personalità diverse, eppure accomunate da quella particolare ironia emiliana che sa essere colta senza diventare snob e popolare senza diventare banale. Ce lo ricordò Guccini stesso appena qualche anno fa, quando concesse un’intervista alla nostra redazione. Gli chiedemmo com’era nata nel 1973 la raccolta di brani umoristici, ironici, di tipo cabarettistico, Opera Buffa, il suo primo disco dal vivo. Ci rispose che l’idea e l’atmosfera provenivano proprio dal suo frequentare un gruppo di quattro amici, tra i quali Guido De Maria, che si dilettavano facendo cabaret mentre lui in un angolo, accompagnava con la chitarra.

Disegnatore, artista, autore, regista, pubblicitario. Difficile trovare un’etichetta a Guido De Maria, un’etichetta che poi lui non desiderava perché disegnava, inventava, dirigeva, ma soprattutto stava in mezzo alle persone, raccogliendo idee e talenti. Con Guccini ci fu un’amicizia lunga una vita con una collaborazione nata quasi naturalmente, come succedeva allora, quando i confini tra un mestiere e l’altro erano molto più labili. Un’amicizia che coinvolgeva anche Bonvi, al secolo Franco Bonvicini. E in mezzo c’era quella Bologna-Modena creativa e un po’ scanzonata dove le idee sembravano nascere nei luoghi più impensati.

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Poi arrivò la televisione. E arrivò SuperGulp!, la trasmissione che portò i fumetti nelle case degli italiani. Nick Carter diventò un personaggio nazionale e Bonvi un nome conosciuto da milioni di persone. Ma dietro quella rivoluzione c’era anche lo sguardo di De Maria, che aveva capito prima di altri che il fumetto poteva uscire dalle pagine e diventare televisione, spettacolo, linguaggio.

Forse la sua vera eredità è proprio questa. Aver vissuto in un’epoca in cui si poteva ancora inventare senza sapere esattamente dove si sarebbe arrivati. Aver contribuito, quasi senza accorgersene, a costruire una piccola parte dell’immaginario italiano. Guido De Maria se ne va lasciando tutto il suo lavoro di anni, ma lascia soprattutto il ricordo di un’Emilia creativa e ironica, curiosa, capace di fare cultura anche mentre sembrava soltanto divertirsi.

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