La Milano Fashion Week 2026 non è stata solo il Vogue World

La settimana milanese riesce sempre a sorprendere, tra look straordinari firmati da grandi maison ed eventi capaci di mostrarci che la moda non è solo frivolezza ma qualcosa di più.

La Milano Fashion Week 2026 non è stata solo il Vogue World
Glenn Martens, ultima sfilata per Diesel (©Launchmetrics/spotlight)
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29 Settembre 2026 - 22.42 Culture


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di Giuseppe Christopher Catania

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Milano è tornata a vestirsi di moda e glamour. Dal 22 al 28 settembre la città è diventata ancora una volta il punto di riferimento del fashion system. Le luci delle passerelle sono tornate ad accendersi dove le grandi maison si confrontano con le nuove generazioni dettando un nuovo stile. Il calendario della Milano Fashion Week prevedeva 211 appuntamenti, 60 sfilate di cui 53 fisiche e 7 digitali, 93 presentazioni e 58 eventi.

L’evento più importante durante queste serate è stato il “Vogue World Milano”, arrivato alla sua quinta edizione, per celebrare non solo la moda, ma anche l’artigianalità e la creatività italiana nell’era della tecnologia, per uno show che mescola moda, musica, danza, sport, opera ed anche la robotica. L’evento si è tenuto presso la Galleria Vittorio Emanuele luogo simbolo della città lombarda e dello shopping, che per l’occasione si trasformata nel cuore nevralgico della moda.

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Tra gli ospiti gli stilisti Donatella Versace, Pierpaolo Piccioli, Alessandro Michele, Miuccia Prada e Demna Gvasalia, seduti tutti in prima fila. La serata è continuata con gli ospiti che sono diventati i protagonisti dell’evento, come Jennifer Lopez con un abito firmato da Dolce&Gabbana, che balla con il tennista Lorenzo Musetti durante il capitolo dedicato al Made in Italy. Successivamente l’Etoile Roberto Bolle ha iniziato a danzare sulle note della Traviata, Alicia Keys siede al pianoforte per cantare “I Feel Love”, mentre piovevano dal soffitto oltre seimila origami.

Il ricavato dell’evento firmato Vogue, sotto l’occhio clinico di Condé Nast, sarà destinato alla riqualificazione della Biblioteca di Quarto Oggiaro, quartiere nord milanese, trasformandolo in un polo culturale dedicato alla moda, musica, arte e innovazione sociale.

La serata “Vogue Word” non è solo un’occasione nella quale vengono mostrate le innovazioni che nel corso degli anni i grandi stilisti hanno creato, ma ogni edizione ha sempre rappresentato anche un’occasione per sostenere e promuovere cause sociali nei Paesi ospitanti, dal CFDA/Vogue Fashion Fund a New York, alle organizzazioni artistiche britanniche a Londra, fino all’Entertainment Community Fund a Hollywood. Dopo New York, Londra, Parigi, Hollywood l’edizione tenutasi a Milano è destinata a restare nei nostri ricordi. 

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Se da un lato emergono nuovi talenti, dall’altro rimangono i grandi brand che nel corso degli anni, sono rimasti punti di riferimento nel panorama del fashion. Come un faro capace di guidare le navi durante la notte, le case di moda come Prada, Fendi, Gucci continuano a orientare il gusto e influenzare le tendenze. Gucci, quest’anno ha catturato l’attenzione del grande pubblico non solo per la visione contemporanea della sartorialità che l’ha sempre caratterizzata, ma anche per una grande concentrazione di campioni in prima fila. Tra gli ospiti l’italiano Jannik Sinner e la bielorussa Aryna Sabalenka, entrambi global ambassador della casa, mostrando che anche lo sport può dialogare con la moda come un file Rouge che la lega.

Dolce&Gabbana ha occupato la quinta giornata della MFW26, infatti, ancora una volta la maison si è ispirata alla Sicilia che è diventata il tratto distintivo del duo artistico. La Primavera/Estate 2027 si chiama “Stravaganza Siciliana” rimarcando uno stile siciliano che viene ereditato dagli armadi di famiglia affinché si possano trasformare in qualcosa di nuovo e all’avanguardia.

Durante la giornata del 27 gli occhi erano puntati sulla nuova collezione della maison Giorgio Armani. Dopo la scomparsa dello stilista a prendere le redini è stata Silvana Armani che ha firmato la nuova collezione Primavera/estate 2027, con capacità di restare fedele ai tratti distintivi che caratterizzavano lo stile del suo fondatore ma con una visione nuova e fresca. Durante il défilé c’è stato un ricordo di re Giorgio attraverso un look-tributo indossato dalla modella preferita dello stilista: Agnese Zogla ha indossato un tailleur con dettagli bianchi a contrasto, con guanti e fiore all’occhiello che richiamava il vestito della Comunione del giovane Armani. Ad ispirarla è stata una fotografia che ritraeva Giorgio Armani il giorno della prima Comunione. 

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Tra i momenti più intensi e significativi di questa nuova edizione della Milano Fashion Week 2026 è stata la presentazione della sfilata Diesel di Glenn Martens che ha segnato la fine del suo lavoro all’interno del brand. La collezione rappresenta a pieno l’essenza del marchio; “disruptive, sexy, fluida, divertente. Siamo tutti parte della stessa cosa: facciamo un ultimo giro insieme” come ha scritto Glenn Martens. Intanto tra il pubblico si muovevano duecento performer tra luci rosse da club e la reinterpretazione di “Love to Love You Baby” di Donna Summer, curato da (LA)HORDE collettivo artistico nato a Marsiglia. L’atmosfera che ha voluto mostrarci è quella di un rave, con l’estetica di persone che potrebbero essere pronte per la propria attività la mattina dopo una notte al rave. Ha giocato con la sovrapposizione del guardaroba, come giacche, blazer, maglieria e camicie, creando un filo conduttore tra ambiente e look capaci di fondersi l’un l’altro. 

Infine lunedì 28, l’ultimo giorno della settimana della moda, è stata dedicata interamente alle sfilate digitali. La MFW26 si lascia dietro molto più di un susseguirsi di sfilate, ma tra debutti e addii Milano conferma ancora una volta il proprio ruolo nel futuro della moda che racconta il presente reinterpretando la visione collettiva. 

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