Francesco tuona contro l'ipocrisia nella Chiesa, ma anche altrove non scherzano

Il tema andrebbe affrontato in relazione a considerazioni di grande attualità, come il Covid e la libertà di scelta, la responsabilità per il bene comune e molto altro.

Papa Francesco
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Riccardo Cristiano Modifica articolo

25 Agosto 2021 - 19.17


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Quanto detto da papa Francesco in occasione dell’udienza del mercoledì è molto importante, va raccontato e poi si può provare a leggerlo anche in qualcosa dell’oggi. Il papa si è soffermato su un tema che gli è molto caro, l’ipocrisia. “È particolarmente detestabile l’ipocrisia nella Chiesa. Purtroppo esiste l’ipocrisia nella Chiesa e ci sono tanti cristiani e tanti ministri. Non dovremmo mai dimenticare le parole del Signore: ‘Sia il vostro parlare sì sì, no no, il di più viene dal maligno’. Parole che fanno riflettere e molto, ha detto. “Agire altrimenti significa mettere a repentaglio l’unità nella Chiesa, quella per la quale il Signore stesso ha pregato. La finzione porta a questo, alle mezze verità, ad un comportamento non vero. In un ambiente dove le relazioni interpersonali sono vissute all’insegna del formalismo, si diffonde facilmente il virus dell’ipocrisia”.

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 Francesco ha spiegato che “l’osservanza della legge da parte dei cristiani portava a questo comportamento ipocrita, che l’apostolo intende combattere con forza e convinzione. Anche i vangeli riportano diverse situazioni in cui Gesù rimprovera fortemente coloro che appaiono giusti all’esterno, ma dentro sono pieni di falsità e d’iniquità. L’ipocrita è una persona che finge, lusinga e trae in inganno perché vive con una maschera sul volto, e non ha il coraggio di confrontarsi con la verità. Per questo, non è capace di amare veramente: si limita a vivere di egoismo e non ha la forza di mostrare con trasparenza il suo cuore. Ci sono molte situazioni in cui si può verificare l’ipocrisia. Spesso si nasconde nel luogo di lavoro, dove si cerca di apparire amici con i colleghi, mentre la competizione porta a colpirli alle spalle. Nella politica non è inusuale trovare ipocriti che vivono uno sdoppiamento tra il pubblico e il privato”. Ma ad essere “particolarmente detestabile”, ha aggiunto, è “l’ipocrisia nella Chiesa”. 

L’ipocrisia l’ha fatta da padrona dentro ciascuno di noi, ad esempio, sulla drammatica situazione afghana. Preoccupati dell’ islamofobia che a loro dire si diffonde nel mondo, molti capi di stati musulmani non si sono accorti di cosa accade a loro correligionari all’aeroporto di Kabul? Quel che patiscono viene fatto o pensato nel nome dell’islam? Ma anche noi, cittadini europei, ci siamo ricordati dei trafiletti, spesso modesti, che riferivano di profughi afghani rispediti in patria perché il loro ormai era un Paese sicuro? Queste, senza voler offendere alcuno, potrebbero essere forme di ipocrisia, come andrebbe chiarita l’intenzione che ha guidato questa guerra ventennale. L’esportazione della democrazia, se ricordo bene, emerse a Washington, certamente, ma in occasione dell’invasione dell’Iraq. Era così anche per l’Afghanistan? O quel conflitto non si produsse per combattere al-Qaida? Se ci sono stati mutamenti di indirizzo andrebbero ricostruiti e andrebbe fatto anche per capire perché l’Afghanistan dopo il ritiro sovietico oggi produca il nostro ritiro. Dunque la prima domanda agli analisti è: perché dopo l’eliminazione di Bin Laden la Nato rimase in Afghanistan? Quali obiettivi si diede al tempo? Perché? Sotto il comando di chi? 

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Ci sono ovviamente tante forme di ipocrisia, e lo smacco afghano oggi può essere il frutto di errori, non necessariamente di ipocrisia. Ma gli errori si analizzano e possibilmente si individua quella punta di ipocrisia che può esserci in tutti. L’appello a combattere l’ipocrisia non riguarda uno solo, ma tutti, più o meno ognuno può incorrervi un po’, magari più o meno di altri. Ma il papa parlando di ipocrisia ha voluto, come suo costume e abitudine, parlare  dell’ipocrisia a casa sua, non degli altri. E allora è il dibattito ecclesiale che andrebbe analizzato per essere fedeli al senso di quel che ha detto. Il tema andrebbe affrontato in relazione a considerazioni di grande attualità, come il Covid e la libertà di scelta, la responsabilità per il bene comune e molto altro. Ognuno può provarci a partire da sé, soprattutto se crede: forse è questo il senso più profondo di quel che ha detto Francesco. 

 Un esempio: la pandemia da Covid ha fatto aumentare di circa il 10% il numero di quanti oggi soffrono la fame nel mondo. Non sono diminuiti dunque, sono aumentati. Risulta da documenti ufficiali: servirebbero 40 miliardi di dollari per eliminare questo nuovo incremento. Se ne parla? E’ un’altra conseguenza del Covid, emergenza -come quella afghana- abbastanza in prima pagina. 

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