di Maurizio Massignan
Dopo il suo impegno per neutralizzare la democrazia, ora il controverso miliardario sembra volersi lanciare nel campo della teologia.
Lui è Peter Thiel, un patrimonio stimato di circa 30 miliardi, il cui nome è alla ribalta delle cronache negli ultimi mesi per il sostegno al vice trumpiano J. D. Vance, per i legami recentemente emersi tra lui, lo “spin doctor” dell’ultradestra Steve Bannon e il faccendiere pedofilo Jeffrey Epstein. Il suo business principale sono l’intelligenza artificiale e la schedatura di massa tramite “Palantir”, l’azienda da lui fondata, le cui tecnologie sono a disposizione di governi autoritari e della controversa agenzia anti-immigrazione USA, l’“ICE”.
Nato a Francoforte, in Germania, e figlio di un ingegnere chimico, Thiel passa l’infanzia nell’Africa del Sud, dove vigeva il regime dell’Apartheid, prima di trasferirsi con la famiglia in California. Questo trasloco gli permette di accedere all’Università di Stanford, dove consegue la laurea in filosofia e dove inizia ad emergere il suo disprezzo per concetti come democrazia e uguaglianza, fondando la rivista conservatrice “Stanford Review” e poi pubblicando anche un volume assieme a David Sacks, in seguito suo socio in Paypal, intitolato “The Diversity Myth”.
Proprio in Paypal Thiel ebbe modo di incontrare un altro dei “tecnofascisti” mondiali, impegnato oggi a sostenere l’ultradestra, Elon Musk, anch’egli cresciuto sotto il regime dell’Apartheid. Tra un investimento e l’altro i due hanno avuto modo di diventare due dei più influenti ideologi avversi alla democrazia. Thiel nel 2009 ha scritto sul portale del “think tank” individualista “Cato Institute” di ritenere la “democrazia incompatibile con la libertà”. Già nel 2006 si era recato in Italia per chiudere l’evento dell’omologo think tank italiano “Istituto Bruno Leoni”, assieme a Grover Norquist, lobbista già impegnato a promuovere l’immagine del regime dell’Apartheid sudafricano e già direttore del consiglio dell’NRA, la potente lobby delle armi statunitense.
Ad unire le destre italiane e i “tecnofascisti” è anche la passione per Tolkien, con il miliardario Thiel che ha voluto nominare la sua azienda “Palantir” in onore dello scrittore del “Signore degli Anelli”. L’azienda offre la piattaforma software e di intelligenza artificiale chiamata “Gotham”, che analizza ed elabora dati ottenuti dai database pubblici e privati per conto di apparati di intelligence e forze armate.
La calata a Roma dell’influente miliardario coincide con un interesse recentemente scoperto per le questioni teologiche. In realtà l’attivismo dei circoli tecnofascisti è rivolto da circa un decennio verso il Vaticano, con spin doctor come Steve Bannon e faccendieri come Jeffrey Epstein che si sono dimostrati molto preoccupati dal fatto che il Vaticano rischiasse di diventare troppo “progressista” durante il papato di Francesco. Nel corso degli ultimi mesi Thiel si è impegnato in un ciclo di conferenze a tema “Anticristo”, prendendo parte agli eventi del collettivo “Acts 17”, un’organizzazione impegnata a promuovere la diffusione del cristianesimo nella “Silicon Valley”.
L’evento a Roma a cui ha già preso parte Thiel è organizzato dalla “Fondazione Vincenzo Gioberti”, un’associazione che si è dimostrata vicina al generale Roberto Vannacci. La cosa sembra mal conciliarsi con lo stile di vita del finanziere: apertamente omosessuale e padre di due figlie grazie alla fecondazione in vitro. Una questione che sembra aver messo in imbarazzo alcuni esponenti dei circoli ultracattolici. In effetti in queste ore si può leggere un post sul blog “messainlatino.it” che riporta un comunicato della Fondazione Gioberti in cui Thiel viene presentato come “il controverso pensatore miliardario”. Parafrasando il Vangelo, è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che gli ultraconservatori dimostrino coerenza con i princìpi che predicano, specie quando sono messi davanti a grandi fortune.
Scopriremo nelle prossime ore se Thiel a Roma troverà anche il modo di incontrare la “madre cristiana” che voleva rendere la fecondazione assistita un “reato universale”, Giorgia Meloni.
