Cos’altro deve accadere per considerare banditismo ogni passo di Netanyau? A questo punto, gli manca sfrattare Gesù, poi potrà fregiarsi dei maggiori crimini di questo secolo. Messi in fila, uno dopo l’altro, formano il mosaico insanguinato di una deriva cinica, disumana, imboccata per galleggiare sul filo dell’impunità per “crimini comuni” ai quali pensa di sottrarsi imponendo al mondo un conflitto senza fine; un conflitto dove si è ormai smesso di contare i morti, di fare un bilancio delle distruzioni.
Per sottrarsi alle responsabilità personali di “crimini comuni” si sta intestando crimini contro l’umanità e contro la Storia; crimini che, a questo punto, in questo secolo, chiederanno una corte come quella che nel secolo scorso si intestò il processo alla banda criminale che nel nome di Hitler si macchiò del più grande stupro dell’umanità, prima con la persecuzione sistematica, poi col concentramento di uomini, donne e bambini, poi con lo sterminio.
La strada imboccata da Netanyau, e da Netanyau fatta imboccare al suo Paese, è fatto di macerie, di nuovi campi di concentramento che al posto del filo spinato hanno da un lato il mare, dall’altra uno degli eserciti più potenti e violenti del mondo.
E’ fatto di tende fragili che non bastano a riparare i più fragili, i bambini che muoiono tra le braccia delle madri. E’ fatto di tanta fame e delle urla di chi subisce un’amputazione potendo stringere solo un panno tra i denti, per mancanza di medicine. È fatto di milizie che travolgono confini, che esportano la guerra oltre la guerra; di bombe che spopolano città e cancellano civiltà.Netanyau sappia che se c’è Dio, non può che essere uno. Che se c’è un Dio, per quello che Netayau fa, il premier israeliano non solo lo disconosce, ma lo insulta ogni giorno.
Netanyau sappia che se c’è Dio, lui vede, sente, ed ha memoria. Ed è sicuro che un giorno gli nominerà, uno ad uno, tutti i bambini che a Gaza come ora in Libano e in Iran, sono entrati nel suo tritacarne.
