Nella sua prima Pasqua da Pontefice, Papa Leone XIV ha scelto un registro chiaro e diretto, mettendo al centro la pace e la responsabilità personale davanti alle guerre che attraversano il mondo. Davanti a circa 50mila fedeli riuniti in Piazza San Pietro, la celebrazione non si è limitata al rito, ma si è trasformata in un momento di forte richiamo morale.
Dopo la messa, dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro, il Papa ha impartito la tradizionale benedizione “Urbi et Orbi” e ha annunciato una veglia di preghiera per la pace fissata per sabato 11 aprile, invitando esplicitamente i fedeli a partecipare.
“La pace che Gesù ci consegna non è quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi!” ha detto il Pontefice. “Invito tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella basilica di San Pietro sabato 11 aprile”.
Nel suo messaggio pasquale, Leone XIV ha insistito sul carattere profondo e non superficiale della pace, indicandola come un processo che riguarda le coscienze prima ancora degli equilibri geopolitici. Un’impostazione che segna una continuità evidente con il magistero recente, ma che il nuovo Papa declina con un tono sobrio e incisivo.
Come da tradizione, il Pontefice ha poi rivolto gli auguri pasquali in dieci lingue, dall’italiano al latino, passando per inglese, francese, spagnolo, arabo e cinese: “Buona Pasqua! Portate a tutti la gioia di Gesù risorto e presente in mezzo a noi”.
Nel corso dell’omelia, il Papa ha offerto una lettura realistica del presente, segnata da conflitti e disuguaglianze:
“La morte è sempre in agguato – ha detto Leone XIV. La vediamo presente nelle ingiustizie, negli egoismi di parte, nell’oppressione dei poveri, nella scarsa attenzione verso i più fragili. La vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge”.
Accanto a questa analisi, il Pontefice ha indicato anche una prospettiva di speranza:
“il Signore è vivo e rimane con noi. Attraverso fessure di risurrezione che si fanno spazio nelle oscurità. Egli consegna il nostro cuore alla speranza”.
Nel suo intervento, Leone XIV ha ricordato anche Papa Francesco, richiamando la sua espressione sulla “globalizzazione dell’indifferenza” e sottolineando come quel monito resti attuale in un contesto internazionale segnato da conflitti persistenti e da una crescente assuefazione alla violenza.
La prima Pasqua del nuovo Pontefice si è così caratterizzata per un equilibrio tra tradizione e attualità: da un lato i riti consolidati della Chiesa, dall’altro un richiamo costante alla pace come scelta concreta e urgente, non rinviabile.
