Aule che cadono a pezzi in Francia. In Italia si occupano le scuole, a Tirana gli studenti sfidano il governo. A volte la rabbia degenera: gli scontri a Milano, il municipio in fiamme a Limoges. Che cosa muove questi ragazzi a protestare?
Leone XIV ha appena parlato agli educatori di scuole e università. Alcune testate hanno letto le sue parole alla luce degli scontri di Milano. Ma la chiave vale per tutta l’Europa. Il Papa descrive ragazzi che si sentono anonimi, schiacciati da una cultura della prestazione e da una meritocrazia male intesa. Molti rinunciano prima ancora di provare. Chi scende in piazza, almeno, non ha rinunciato.
Poi una frase di Leone che sembra illuminare la situazione: «Sotto la corazza, che tanti adolescenti si costruiscono per non soffrire, si cela il desiderio di amare ed essere amati». La corazza può essere l’ironia, uno schermo, uno slogan gridato. Chi guarda solo il metallo della Corazza vede un avversario. Chi guarda sotto trova una domanda di futuro.
È una generazione che vive spesso tra risentimento e disconnessione dalla realtà, tentata dall’artificio e dal fake. Il Papa parla di solitudini digitali e di falsi maestri che promettono risposte rapide.
E gli adulti? Troppo spesso vediamo i giovani come una voce di bilancio, un costo da contenere. Oppure come un problema di piazza, un fascicolo per le questure o per le carceri, addirittura. Quasi mai come interlocutori a cui chiedere: che cosa vedete voi, che noi non vediamo più?
Ai ragazzi va detto: la violenza fa il gioco del potere, gli offre l’alibi per non ascoltare. Davanti alla protesta distruttiva il Papa ricorda che il cuore impara a dilatarsi nel servizio ai poveri, nel volontariato, nella cura del creato.
La strada è quella di Emmaus: camminare accanto, ascoltare prima di spiegare. Il coraggio nasce da un patto di fiducia, da qualcuno che crede in te prima che tu creda in te stesso. Perché questi ragazzi diventino costruttori di fraternità, qualcuno deve credere in loro per primo, nonostante tutto.
