Minsk, verso una pace armata

Il “vertice” di oggi dovrebbe fermare finalmente la guerra civile ucraina ma segnerà anche la prima vera frattura politica fra Stati Uniti da un lato e Francia e Germania dall’altro<br>

Minsk, verso una pace armata
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11 Febbraio 2015 - 08.54


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Il vertice che oggi a Minsk potrebbe davvero segnare la fine, almeno temporanea, della guerra civile in Ucraina si approssima nel solito diluvio di dichiarazioni reboanti e con una sensazione che si sta facendo sempre più forte:forse si avvicina il momento in cui la politica estera europea (o per essere più previsi, tedesca e francese) marcherà una vera frattura con quella degli Stati Uniti d’America.

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Per bocca del presidente Obama , Washington si dichiara ancora pronta a fornire armi all’Ucraina – ed in parte l’ha già fatto – se la via diplomatica dovesse fallire, ma conferma anche che gli Usa non parteciperanno al vertice “pur rimanendo in stretto contatto con gli alleati”. Mosca capisce che il momento le è favorevole e ribatte che riarmare Kiev “potrebbe portare soltanto ad un’ ulteriore escalation del conflitto, mentre noi vogliamo continuare da agire con strumenti diplomatici”, replica il segretario del Consiglio di sicurezza russo, Nikolai Patrushev. Infine a Bruxelles i ministri degli Esteri della Ue dicono di avere deciso nuove sanzioni rinviandone però l’attuazione. Tutte le armi di pressione sono state adoperate, adesso si tratta solo di vedere se il piano franco-tedesco sarà approvato, soprattutto da parte del presidente ucraino, Petro Poroshenko.

Anche Vladimir Putin spara tutte le cartucce di cui dispone in questo momento e ripete che «la Russia non accetterà mai alcun ultimatum», con chiaro riferimento alle minacce di Obama. Eppure la missione-lampo che Angela Merkel e Francois Hollande hanno svolto sabato scorso prima a Kiev e poi a Mosca – senza avvertirne l’alleato americano – ha già marcato in modo plastico le nuove distanze: ne’ Francia né Germania accettano l’idea che esportando armi gli Usa esportino anche una guerra sul territorio europeo che potrebbe assumere proporzioni devastanti.E lo dicono chiaro.

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L’assenza di ogni esponente dell’Unione da questa trattativa non dimostra soltanto la mancanza di una politica estera europea, ma anche l’urgenza della trattativa diretta fra leaders: secondo notizie non controllabili nella cittadina di Debaltseve, importante nodo ferroviario assediato dalle milizie filorusse, si troverebbero reparti dell’Armata ucraina che l’ Occidente non vuol far vedere al mondo. Si tratterebbe di una sorta di “battaglione segreto” della Nato composto da specialisti polacchi, americani e baltic, che adesso devono essere salvati prima che certi giochi vengano alla loce.

Vere o no che siano queste voci, sta di fatto che i reparti filorussi continuano ad avanzare, e probabilmente fra le richiesta di Merkel e Hollande a Putin c’è stata quella di usare la sua influenza per fermarli.

Kiev, intanto lancia l’ennesima denuncia nei confronti di Mosca: 1.500 soldati russi avrebbero attraversato la frontiera con l’Ucraina tra il 7 e l’8 febbraio, portando con sè anche mezzi e armi pesanti, ma non esisono satelliti che abbiamo registrato questi movimenti. In una situazione del genere, l’attesa vorrebeb dire soltanto consegnare altro territorio ai secessionisti dell’Est e rendere ancora più complicata una delimititazione dei territori. Poiché a quanto pare l’idea di un’autonomia del Donbass oramai si è fatta strada anche a Parigi e Berlino.

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Ieri a Minsk il cosiddetto “gruppo di contatto” ha tenuto una riunione preparatoria con rappresentanti russi e dei separatisti, per oggi ci si aspetta l’immediata proclamazione di una tregua, la delimitazione di un’ ampia “zona cuscinetto” e forse anche l’annuncio di una forza di interposizione cui dovebbe partecipare anche la Russia. Kiev intanto fa sapere che la sua Guardia Nazionale ha lanciato una nuova offensiva nei dintorni di Mariupol: paiono tutte le ultime mosse per assicurarsi qualche altro lembo di territorio prima che un accordo pietrifichi la situazione.

(Giuseppe Zaccaria)

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